12 Gennaio 2018

Si è fatta ricoverare all’ospedale Uboldo per un piccolo intervento chirurgico. Nulla di particolarmente grave, ma sufficiente per obbligarla a farsi registrare con il suo vero nome e cognome, se voleva avvalersi dei servizi Asl. E ha sperato fino all’ultimo che nessuno andasse a compiere qualche verifica, ma invece le è andata invece male. Protagonista della vicenda è una peruviana di 33 anni, senza fissa dimora, destinataria di un ordine di esecuzione per pene concorrenti, a seguito di reati in materia di stupefacenti e rapina, commessi a Milano rispettivamente nel 2006 e nel 2010. La sudamericana era latitante oramai da tre anni, esattamente da quando era stata condannata per gli atti criminosi compiuti in passato, e usava spesso false identità per evitare di incappare nelle maglie della rete della giustizia. Fino a giovedì scorso, quando i carabinieri della tenenza di Pioltello sono entrati nella camera del nosocomio dove era ricoverata per notificarle l’atto di arresto. La donna era stata operata qualche giorno prima, ma non era ancora stata dimessa. E più passavano le ore più temeva che la sua copertura potesse crollare. Così, infatti, è stato. Un controllo incrociato tra i terminali dei carabinieri e quelli dell’Uboldo ha evidenziato il suo nome. La donna non ha comunque potuto lasciare immediatamente l’ospedale, le sue condizioni di salute non lo consentivano. E così è stata piantonata giorno e notte dalle forze dell’ordine in attesa che i medici firmassero le sue dimissioni per accompagnarla successivamente in carcere dove dovrà scontare la sua pena.



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