22 Febbraio 2019

Trent’anni spesi nei luoghi della formazione tra asili e ludoteche, una vita votata all’ambientalismo e al benessere di Peschiera Borromeo: abbiamo incontrato Carmen Di Matteo, capogruppo di Peschiera Bene Comune.
Entro subito a gamba tesa nel merito della sua attività politica: cosa ha il suo gruppo consiliare che lo caratterizza e differenzia dagli altri?
«Bene Comune è stata la prima lista civica di Peschiera, tanto per cominciare. Inoltre, racchiude al suo interno anime politiche di natura e provenienza diverse che però remano nella stessa direzione. Il gruppo è nato così, senza un’identità partitica, e mi ha entusiasmato fin da subito».
Ha un’avversione particolare verso il sistema dei partiti?
«No, semplicemente voglio poter combattere le mie battaglie fuori dai paletti che i partiti pongono. Mi sono sempre sentita più vicina alla sinistra, ma preferisco tenermi fuori da un certo sistema. Questo non vuol dire che non abbia una specifica idea politica».
Se Bene Comune fosse un partito lei sarebbe la segretaria. Con quale criterio è stata scelta lei come capogruppo in consiglio comunale?
«In realtà fare la capogruppo non implica mansioni particolari. Forse devo parlare un po’ più degli altri in aula, tutto qui. Ci siamo solo divisi le deleghe secondo le nostre competenze. In fondo la mia è stata solo una scelta di servizio che ho accolto con molto piacere».
Tra le sue competenze direi che l’istruzione rientra a pieno titolo. Ora che l’assessore alla Scuola Chiara Gatti ha rinunciato alla delega, non avrebbe voglia di prendersi la responsabilità di dirigere il suo assessorato?
«Non ci ho mai pensato, veramente. In effetti ho passato davvero tutta la vita tra le mura dei luoghi della formazione, d’altronde mia madre era insegnante. Detto questo credo di essere ancora una neofita con molta strada da fare prima di poter ricoprire un ruolo così importante. I tempi sono duri, le decisioni da prendere sono molto difficili e ci sono persone più in gamba di me per certe mansioni. Magari in futuro, vedremo».
Occhio però, se fosse stata assessore ai tempi della famosa polemica sul conflitto d’interessi che l’ha riguardato in passato...
«Quella era una storia senza fondamento che è stata smontata subito. Ero una dipendente di una cooperativa che gestisce, tra le altre cose, le ludoteche e gli asili di Peschiera, e sono stata accusata di conflitto d’interessi perché il regolamento che riguarda quelle strutture è stato scritto dagli uffici competenti quando io ero già nella maggioranza ed ero presidente della commissione Servizi Sociali. E ribadisco: io ero dipendente della cooperativa, non socia, lavoravo in strutture fuori dal Comune di Peschiera e ho ricevuto il regolamento a lavoro ultimato senza che potessi metterci mano. Comunque, dopo aver sentito la cooperativa in primis e i legali subito dopo, abbiamo avuto la certezza di non essere in difetto. La polemica, a quel punto, si è spenta».
Scavando nel suo passato, invece, spuntano delle lotte sindacali: ce ne vuoi parlare?
«Perché no? In fondo la ricordo come una bellissima esperienza. Era il 2009 e mi sono trovata a dover combattere per i diritti di noi operatrici e dei bambini con cui lavoravamo. Esperienza molto positiva e formativa. La consiglio a tutti».
Lo sa che per molti il sindacato è l’anticamera del partito, vero?
«Lo so, ma ho resistito e non mi sono fatta coinvolgere».
Cambiamo ambito e parliamo di rapporti di forza sia nella maggioranza che nell’intero consiglio. Non vi sentite mai di essere in una posizione di sudditanza rispetto a Peschiera Riparte?
«Direi proprio di no. In consiglio il colpo d’occhio inganna perché loro sono più di noi, ma quando si parla di confronto interno i rapporti sono estremamente positivi e paritari».
E con l’opposizione com’è il rapporto?
«In realtà non conosco proprio nessuno al di fuori del consiglio. A livello politico lo scontro è evidente e talvolta un po’ troppo aspro. Per me che sono alla prima esperienza, non è stato facile prenderci la mano. Parliamo di un’opposizione forte».
È l’opposizione che è forte o siete voi che non vi aprite al dialogo?
«La chiusura c’è da entrambe le parti. Dovremmo lavorare tutti per il bene comune senza fare solo ostruzionismo».
Che voto dà all’amministrazione?
«Sette più con incoraggiamento perché i prossimi due anni e mezzo siano ancora più positivi».
E all’opposizione che voto dà?
«Dico sei, non me la sento di dare l’insufficienza all’operato di altre persone».
Ci sarà qualcuno nella minoranza che guarda con stima e simpatia...
«Carla Bruschi. Ammiro molto il suo essere stravagante, il suo essere artista».
Torniamo a Peschiera Bene Comune. Su cosa si concentrerà la vostra azione politica?
«L’ambiente e il recupero del territorio, assolutamente. Noi proveniamo da lì, dalle battaglie contro la cementificazione selvaggia e la speculazione edilizia».
Da questo punto di vista Canzo, su cui ha la delega, non vive una condizione rosea.
«Certamente, anche se a Canzo il problema resta quello del transito dei mezzi pesanti. Purtroppo, il varco che abbiamo installato è stato abbattuto dopo una settimana ma faremo fronte al problema al più presto. E saranno posizionate anche le telecamere insieme ai nuovi pali della luce. È un discorso in divenire».
Come la sua carriera politica?
«Sempre a livello locale, però. Mi piace stare a contatto con i cittadini».
Anche in un futuro?
Nel futuro voglio portare avanti i progetti sociali con i bambini svantaggiati come faccio da tempo. Se, poi, ci sarà un futuro anche in politica, sarà sempre con Caterina Molinari».  
Mattia Rigodanza



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