06 Ottobre 2017

Allo stato attuale non risultano avvisi di garanzia, ma l’articolo uscito lo scorso venerdì sul Corriere della Sera ha fatto il botto. In buona sostanza Antonino Lugarà, imprenditore considerato trait d’union tra il potere politico istituzionale e la ‘ndrangheta, finito in carcere insieme al sindaco di Seregno Edoardo Mazza, a quanto pare aveva messo gli occhi anche su Peschiera. Come risulta da un’intercettazione telefonica con il figlio voleva “spremerla” e tra i suoi interessi c’era quello di costruire una residenza per anziani. I fatti risalgono al 2015, quando il sindaco era Luca Zambon. Ma ad avere contatti con Lugarà era Silvio Chiapella, iscritto al Pd e ufficialmente senza incarichi istituzionali, in realtà mal visto da molti esponenti anche di quella maggioranza perché considerato il consigliere privilegiato del sindaco. E quando per Zambon le cose si misero male, con le dimissioni di due assessori (uno era l’attuale sindaco Molinari) e l’ombra lunga di una mozione di sfiducia, Chiapella avrebbe contattato proprio Lugarà, chiedendogli di intercedere con i vertici regionali di Forza Italia per far fare marcia indietro ai suoi consiglieri. Tutti poi sappiamo come è finita. La mozione di sfiducia c’è stata, grazie anche ad alcuni componenti del Pd che presero le distanze dall’amministrazione, e Zambon è decaduto. «Sarebbe troppo facile dire che l’avevamo detto», il commento di Caterina Molinari, «ma è inutile: c’è solo da rammaricarsi per come la politica dell’ultimo decennio ha ridotto la nostra città. Provo profonda rabbia per chi, senza pudore, ha usato questa città e l’ha spremuta, fino all’ultima goccia. E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Dopo il rammarico e il dispiacere però c’è subito da rimboccarsi le maniche, come tutti i giorni, e continuare il lavoro che da un anno stiamo portando avanti». Sulla stessa lunghezza d’onda i comunicati delle due liste civiche Peschiera Riparte e Peschiera Bene Comune, che sostengono l’attuale amministrazione. Anche Forza Italia  ha emesso un comunicato: «Le pressioni esterne in quei giorni furono tante, ma la base di FI, guidata dai consiglieri Luigi Di Palma e Carla Bruschi, denunciando il tentativo di inciucio, non si piegò alle volontà dell’ex direttivo e chiese spiegazioni. L’allora coordinatore provinciale Luca Squeri sciolse il direttivo guidato dall’ex coordinatore Mario Moro che si era schierato contro la firma della mozione di sfiducia a Zambon. L’allora consigliere Antonio Falletta, che scelse di non sostenere l’atto per farlo decadere, fu estromesso di fatto dal partito, esonerato dal suo ruolo di capogruppo e messo all’angolo». Sul versante Pd per ora nessuna dichiarazione ufficiale. Il segretario cittadino Lorenzo Chiapella (figlio di Silvio) assicura che a breve sarà indetta una conferenza stampa. Chi invece parla, ma a titolo personale, è Luca Zambon: «Le prime sensazioni che ho provato nel leggere quanto riportato dalla stampa in merito ad un filone di inchiesta, che coinvolgerebbe Peschiera, sono state quelle di profondo stupore e amarezza. In qualità di sindaco fino al 2015, come consigliere e come cittadino attivo ho lavorato e lavorerò sempre perché al centro dell’operato dell’amministrazione ci siano la legalità, gli interessi e i bisogni dei peschieresi, e continuerò a impegnarmi con tutte le mie forze perché nessuno metta le mani sulla mia città. In merito alla vicenda, va precisatoche Silvio Chiapella non ha mai ricoperto alcun ruolo all’interno dell’amministrazione. Il progetto di realizzare una Residenza sanitaria invece è stato per anni condiviso dalle forze politiche, e inserito nel mio programma elettorale votato a larga maggioranza dai cittadini. Questione, peraltro, estranea alle motivazioni che hanno portato alla caduta della mia giunta. Ricordo, infatti, che la mozione di sfiducia è stata firmata da tutti i rappresentanti di FI».