08 Marzo 2019

Continua il nostro tour alla scoperta dei politici che animano la vita di Peschiera Borromeo. Questa settimana è la volta di Antonella Parisotto, assessore alle Politiche Sociali.
Allora, è recente notizia la sua presa in carico della delega alla scuola. Come intende agire?
«Per quanto riguarda le materne dobbiamo sicuramente fare in modo di potenziare l’offerta formativa, anche per continuare ad attirare iscritti dai Comuni limitrofi come già accade. Per le scuole primarie e secondarie di primo grado, invece, credo che serva porci da tramite tra gli istituti e le realtà socioculturali che nella nostra città rappresentano un’eccellenza».

Insomma, c’è molto lavoro da fare. Non rischia,però, di trascurare l’altra  sua delega?
«Mai. Le Politiche Sociali sono sempre state una priorità per questa amministrazione e si evince dal fatto che l’assessorato che rappresento è quello che spende di più. In primis abbiamo agito sulle tariffe. Attualmente la copertura delle tariffe a domanda individuale rispetto al costo dei servizi è ottima. L’ente pubblico ha una copertura del 90% per quanto riguarda le fasce più svantaggiate, mentre quelle di esenzione sono state estese».
Per svantaggiati intende i disabili?
«Anche. Per loro sono stati erogati contributi importanti che ammontano a circa 180mila euro l’anno. Purtroppo le nuove regole obbligheranno alla compartecipazione dei cittadini, ma l’importante è che la tariffazione non sia arbitraria».  
Possiamo dire lo stesso di chi vive un’emergenza abitativa?
«La casa è uno dei grandi pilastri a cui diamo particolare attenzione. Con i risparmi del Comune l’amministrazione è riuscita a mettere a disposizione ben 120mila euro per l’emergenza abitativa che andranno a premiare le categorie estromesse dai bandi regionali».
E sul fronte lavoro come vi state muovendo?
«Nonostante non sia competenza del Comune, abbiamo sempre collaborato con Afol, agenzia per la formazione e l’orientamento al lavoro, e impostato sportelli per andare incontro a chi cerca un’occupazione. Dall’anno scorso, inoltre, abbiamo iniziato a estendere il progetto alle aziende locali da cui raccogliamo già le richieste di assunzione, con le quali impostiamo percorsi di inserimento e a cui forniamo formazione sulle categorie protette».
Le difficoltà nell’impostare tutte queste politiche quali sono?
«Facciamo molta fatica a reperire dati aggiornati su povertà, disabilità ed emergenza abitativa, per esempio. Gli enti preposti non riescono a fornirceli in tempi utili e spesso sono tramite le associazioni che veniamo a conoscenza di certe situazioni».
Quindi il ruolo delle associazioni è ancora centrale per voi?
«Certo: associazioni e cooperative ci aiutano molto».
E il Comune riesce a mettere a disposizioni spazi sufficienti per tutte queste realtà e attività?
«Solo le associazioni storiche hanno una sede, le altre lavorano a rotazione, anche perché le spese di mantenimento sono alte e non possono gravare né sulle loro spalle, né su quelle della città. In passato, poi, si sono costruiti spazi senza pensare alla destinazione di lungo termine che potessero avere, tipo il centro Pertini. Bisogna poter affidare le strutture a organizzazioni che sappiano valorizzarle».
A proposito di strutture comunali che hanno bisogno di un indirizzo, cosa risponde a chi vi accusa di prediligere attività commerciali a spazi sociali?  
«Si riferisce alla proposta del consigliere Carla Bruschi di trasformare il Bistrò in centro per la refezione scolastica e scuola alberghiera?».
Esatto.
«Beh, Bruschi proponeva di aprire un tavolo di confronto, anche tecnico, per capirne la fattibilità, e secondo me questo si può fare, anche se conosciamo tutti le criticità che quel progetto comporta. Inoltre, dobbiamo fare i conti con le trasformazioni che il nostro territorio sta subendo».
Stessa cosa vale per il De Sica. Il consigliere Massimo Chiodo sostiene che la nuova gestione non voglia assumersi il ruolo sociale che si addice a uno spazio culturale.
«Chiodo non conosce le attività di Oltheatre, tra le quali spunta Bottega, un laboratorio aperto in cui si insegna ai giovani a fare teatro e a dar sfogo alla propria vena artistica».
Chiodo e Bruschi a parte, sembra che su questi temi non ci sia grande dialogo...
«Personalmente non precludo il dialogo a nessuno, anzi. Ci accusano di aver eretto un muro, ma la realtà è che per loro il consiglio comunale è solo una vetrina mediatica».
Con il Pd, per esempio, immagino che non ci sia un gran rapporto, considerando le vicende passate…
«A livello umano non ci sono problemi. Sul piano politico, invece, ci sono state criticità importanti che in passato hanno indotto me a altri ad allontanarci senza remore. Sul piano nazionale non ne parliamo: le politiche promosse da quel partito nell’ultimo periodo non mi sono piaciute per niente».
Quindi la sua non è un’avversione verso i partiti in generale?
«Assolutamente no, infatti ho fatto la tessera di Possibile, movimento giovane composto da persone che hanno saputo fare della coerenza e della competenza la loro arma e con cui condivido battaglie per l’emancipazione della donna e per il supporto alle vittime di catastrofi ambientali».
Domanda di rito: cosa c’è nel futuro di Antonella Parisotto?
«In passato ho ricoperto il ruolo del presidente del consiglio comunale, ora sono assessore. Tra le due mansioni preferisco la seconda perché amo la politica attiva a contatto con la gente, ma nel futuro credo che il mio compito sia quello di indirizzare i più giovani verso una politica fatta di preparazione e responsabilità. Poi, forse, andrò a fare la pensionata in Portogallo», e ride.
Mattia Rigodanza



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