08 Novembre 2018

C on la rappresentazione teatrale, organizzata dall'associazione culturale Accademia Viscontea, Il Piave mormorava. Musica e musicisti raccontano la Grande Guerra (1914-1918)”, che si terrà domenica 11 novembre alle 17 in sala consiliare (ingresso libero), si chiuderà una settimana di celebrazioni per la doppia ricorrenza del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle forze armate. Per favorire il ricordo e la conoscenza degli eventi che attraversarono la Grande Guerra, il programma prevedeva l'apertura ai cittadini della sede di via Milano dell’associazione Nazionale del Fante, con lo scopo di mostrare i cimeli e i ricordi del conflitto, come gavette, fornelli, cappelli, elmetti, divise, ogive, bombe a mano e persino una bicicletta. Chi volesse può ancora visitarla, visto che rimarrà aperta proprio fino a domenica. Il momento più istituzionale delle celebrazioni si è però tenuto la mattina del 4 novembre, con una messa presso la chiesa di Seggiano e un successivo corteo che ha preso il via dal sagrato per raggiungere il monumento agli Alpini di via San Carlo Borromeo. Oltre alla partecipazione del Corpo musicale Sant'Andrea (che durante il tragitto ha suonato la Marcia del Grappa e davanti al monumento l'inno di Mameli) erano previsti una serie di interventi da parte delle autorità cittadine. E a prendere la parola è stato anche il sindaco Ivonne Cosciotti. Il primo cittadino inizialmente ha voluto onorare i caduti, 1 milione e 200mila italiani, oltre 9 milioni in tutta Europa, e successivamente ha posto l'accento sul tema dei confini. «A distanza di 100 anni da un conflitto così devastante vedo ancora tante analogie. Si combattè perché ogni nazione rivendicava i propri confini e proprio il concetto politico di confini ci viene riproposto in questi tempi. Viviamo in una bolla di egoismo e indifferenza che ci porta a negare il dialogo a contrapporre il noi a il loro. I muri che abbiamo abbattuto con tanta volontà si stanno ricostruendo. E sono sia fisici che psicologici, in Europa, ma anche fuori dal Vecchio Continente. Invece dobbiamo imparare a integrare perché solo così si può crescere e riprendere la strada di un'Europa federalista. Non esiste la pace se pensiamo ai tanti morti nel Mar Mediterraneo o nei campi profughi del Nord Africa. Non possiamo fingere di non sapere cosa accade oltre i confini. Non si abbandonano i più deboli, è un attteggiamento non degno dei caduti che oggi stiamo onorando».



Scarica il PDF dell'edizione 35-2018 (10.0 MB)