06 Settembre 2019

U ltimi dieci mesi da sindaco, poi saranno le urne a decidere se Paolo Micheli proseguirà, o meno, l’avventura da primo cittadino di Segrate. Nel frattempo ecco la consueta intervista settembrina.  
Come ha trascorso l’estate?
«Dire lavorando, anche se tutto sommato è stata un’estate tranquilla, eccezion fatta per qualche temporale che ha provocato alcuni danni, un incidente mortale e il recente decesso di un uomo di nazionalità bulgara per annegamento. Abbiamo avuto modo di compiere alcune verifiche sulla manutenzione della città e degli spazi pubblici, come le scuole. Naturalmente ho passato anche qualche giorno di vacanza con mia moglie e le mie due figlie, una vera boccata d’ossigeno in vista del rush finale che ci aspetta».
Un’estate contrassegnata anche dai primi lavori, con annesse polemiche, per il nuovo supermercato spostato dall’ingresso di Milano Due a Lavanderie...
«Come già ripetuto più volte, fa parte delle costruzioni già predisposte dai miei predecessori, Lega compresa. L’aspetto positivo è che questa situazione ha risvegliato le coscienze ambientaliste, rimaste dormienti fino ad oggi. Se ora vogliono sposare le nostre battaglie contro il cemento indiscrimato, mi fa piacere».
La polemica, però, nasce dalla decisione di spostare il luogo di edificazione.
«Abbiamo ereditato 130mila metri quadri di cemento all’interno del Centroparco, in parte ancora da costruire e su cui non possiamo fare nulla per opporci. A questo punto abbiamo fatto una riflessione e deciso che fosse meglio riposizionare il supermercato dove era stato previsto originalmente, dopo una serie di valutazioni. Quel triangolo è inserito in un ambito che è già commerciale e, poi, sarà circondato  da due aree su cui si costruirà, per volere di chi ci ha preceduto. Basta guardare la cartina dall’alto per rendersi conto che l’area in questione non può essere la “porta del Centroparco”, come qualcuno, più o meno in buonafede, si ostina a ripetere».
Però si sostiene anche che lo avete spostato per una promessa elettorale, fatta ai residenti di Milano 2.
«Lasciamo perdere questa congettura. La verità è che esiste anche qualcosa che si chiama Urbanistica.  All’entrata di Milano 2 non aveva alcuna logica».
“Colpa della precedente amministrazione”, non rischia di diventare un tormentone, stile “Colpa del Pd”?
«Non ho mai usato la situazione ereditata come alibi. Davanti alle difficoltà mi assumo sempre le responsabilità e mi sono caricato sulle spalle anche quelle di chi mi ha preceduto. Potevo fermarmi, e scaricare su altri decisioni dolorose da prendere. Invece le ho prese io. Quando mi sento rinfacciare di aver tolto comodità ai segratesi, come se fosse una cosa che mi diverte, mi fa male. Ma abbiamo dovuto fare scelte necessarie. E comunque rivendico il fatto che la mia amministrazione è libera, non ha vincoli superiori di lobby dei costruttori».
A proposito del Pd, si aspetta che richieda le primarie per scegliere il candidato della vostra coalizione?
«Anche se oggi è prematuro parlare di elezioni, dico di no. Con l’inizio del nuovo anno cominceremo a decidere come muoverci. Ora come, ora sento di avere la fiducia anche del Pd e del suo segretario cittadino, Di Chio».
Come amministrazione, quali sono i primi passi in agenda per settembre?
«Ci sono una serie di situazioni interessanti. Per riassumerne qualcuna, direi che per i commercianti parte il bando, con 70mila euro, per sostenere e valorizzare i negozi di vicinato, poi, sul versante Trasporti, tornerà il prolungamento di una linea fino al San Raffaele. Inoltre ci saranno i festeggiamenti per i 150 anni del Comune di Segrate e il nuovo bando rifiuti, grazie al quale ci aspettiamo una città più pulita. Posso aggiungerne ancora una?».
Quale?
«La Croce Rossa ha deciso di spostare la sua sede operativa a Segrate. Sorgerà in via Morandi, nell’area ex Fischer».
C’è qualcosa che non rifarebbe di questi quattro anni da sindaco?
«Più che non rifare, ho un rammarico: mi spiace che alcuni rapporti personali si siano deteriorati. Ci sono persone che hanno iniziato questa avventura con noi e che avevano ambizioni, non realizzate. Vederli allontanarsi mi è spiaciuto. Come mi spiace non essere stato capace di trascinarmi dietro anche loro. Perdere compagni di viaggio per incomprensioni mi ha ferito».
A un anno dalle elezioni ha nominato il nuovo assessore al Commercio, Antonella Caretti. Non è stata una mossa un po’ tardiva, per metterla nelle condizioni ottimali per lavorare?
«Partirei con il ringraziare Viviana Mazzei che si è fatta da parte, con grande onestà intellettuale, visto che, a causa del suo lavoro, non era più in grado di gestire l’assessorato. È stata leale verso la città e verso il sottoscritto. Detto questo, non si poteva fare altro. Comunque il passaggio sarà il meno indolore possibile. Antonella e Viviana sono amiche e questo aiuterà».
Dobbiamo aspettarci una campagna elettorale prettamente social?
«Mi auguro di no. I social sono importanti, ma hanno anche mostrato i loro lati negativi, sdoganando il peggio. Mi piacerebbe una campagna elettorale dove non si screditi  solo l’avversario. E poi, il mondo non è solo quello che vediamo nei social, ma è formato dai segratesi che incontriamo per strada, negli oratori, nei supermercati. Conosco gente che sui social è aggressiva e poi di persona assume un atteggiamento più mite, con cui si può dialogare».
Cosa farà la differenza per vincere?  
«Sicuramente le persone e i progetti conteranno molto. Però, anche la visione che si avrà della Segrate futura conterà molto. In questo senso la mia maggioranza ha le idee chiare: vogliamo una città verde, sostenibile, solidale, sicura, che metta al centro la qualità della vita».
Un ruolo fondamentale lo ricopriranno anche le tante civiche che sembra sorgeranno...
«Se la gente partecipa e fa politica io sono solo felice. In questi anni non ho visto una grande partecipazione alla cosa pubblica. Mi auguro che si mettano in gioco tanti giovani».
Cosa risponde a chi dice che lei è già in campagna elettorale?
«In effetti ho registrato già una certa agitazione, ma assicuro che in questo momento, io non ci sto proprio pensando. Mi interessa lavorare a testa bassa, con dedizione, per lasciare la città un po’ meglio di come l’ho trovata. Un credo che dovrebbe essere alla base di tutti quelli che si impegnano in politica».
Tra un anno, chi intervisterò in questo ufficio?
«Mi auguro che troverà me o, comunque, spero potrà intervistare una persona che ami Segrate, almeno quanto la amo io».
 



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