15 Marzo 2019

A 33 anni ha già ricoperto il ruolo di assessore e ora si trova a guidare il Pd segratese, nel ruolo di segretario cittadino del partito, in un momento particolarmente delicato. Lui è Francesco Di Chio e lo abbiamo sottoposto al fuoco incrociato delle nostre domande. Vediamo come se l’è cavata.
Partiamo dalle primarie: quindi anche Segrate ha voltato le spalle a Renzi. Che riflessione si sente di fare a questo proposito?
«A differenza delle preferenze espresse nel circolo, dove Giachetti e Martina hanno raccolto vasti consensi, i segratesi che sono venuti a votare hanno nettamente preferito Zingaretti. Un dato confermato anche in roccaforti di Renzi come Milano Due e San Felice. Bisogna capire se il nostro elettorato è rimasto deluso oppure se hanno votato altre persone rispetto alle scorse primarie. Di una cosa però sono certo: ho visto tanto entusiasmo da parte di gente che di recente era apparsa scontenta. Vuol dire che stiamo recuperando consenso. E poi, posso segnalare un’altra situazione?».
Certamente.
«Ai seggi ho parlato con molta gente che mi ha confidato di essere venuta a votare per dare un segnale contro questo governo e il Pd può riequilibrare la situazione. Questo ci dà una grande responsabilità, ma anche la conferma che rappresentiamo una speranza».
Altra riflessione: a Segrate, rispetto al dato nazionale, Martina è stato superato da Giachetti...
«Questo non ci ha sorpreso, sapevamo che sarebbe andata così. Anzi,   pensavamo che il distacco tra i due sarebbe stato anche maggiore. Comunque il dato di fatto è che i nostri elettori vedono in Zingaretti la persona della svolta e ora dobbiamo lavorare su questo».
Passiamo oltre: che partito ha ereditato dal suo predecessore Damiano Dalerba?
«Sono sincero: molto sano. Sono entrato nel Pd quando Damiano si era appena insediato come segretario cittadino e devo ammettere che c’era una situazione complessa, con divisioni nette all’interno. Lui è stato bravo a riunire le varie anime del partito, anche se è normale che ci possano essere pensieri diversi all’interno di una grande forza come la nostra. Poi è chiaro che qualche persona l’abbiamo persa per strada, ma Segrate ha superato i 100 iscritti e non è poco. Siamo il primo, o al massimo secondo, circolo della Martesana come numeri».
Rispetto a Dalerba, come intende muoversi? Una sua impronta vorrà darla, immagino.
«Damiano ha ricucito i rapporti e il suo apporto alla campagna elettorale delle amministrative è stato fondamentale. Per fare questo ha dovuto comprensibilmente sacrificare altre situazioni, a cui vorrei mettere mano io. Mi riferisco al fare rete con i circoli vicini, fare informazione. Damiano ha avviato la macchina, adesso possiamo dare una svolta di tipo culturale, anche per dare un messaggio ai segratesi e fare capire che vogliamo formare persone che possano arrivare preparate  per le prossime amministrative».
Come segretario deve anche cucire i rapporti con l’altra forza di coalizione. Come sono i rapporti con Segrate Nostra?
«Anche se non abbiamo mai fatto attività insieme, con Segrate Nostra ci sono sempre stati buoni rapporti, forse anche perché parte del loro elettorato a livello nazionale vota Pd. Con il loro segretario, Roberto Prina, mi trovo davvero bene. È una persona capace e in gamba, esattamente come il suo predecessore Marco Italia. Con gente così è quasi impossibile avere un dissidio. Ci si parla, si argomenta e si trovano soluzioni. In questo periodo stiamo ragionando anche per organizzare insieme una serie di iniziative».
E con i vostri consiglieri comunali come sono i rapporti? Loro sono la vostra voce in aula. Riesce a fargli seguire le sue direttive?
«Con loro il rapporto è semplificato anche dal fatto che sono stato assessore e, quindi, ho già avuto modo di lavorare con loro. Alcuni hanno anche appoggiato la mia candidatura a segretario cittadino. Posso affermare di avere dei consiglieri bravi, competenti e precisi. I classici mal di pancia poi, per carità, ci sono stati, ma li abbiamo sempre gestiti in maniera seria e responsabile, mettendo sempre Segrate davanti».
Tra i mal di pancia, sicuramente ci deve essere stato quello di Augusto Schieppati che per due volte si è visto escluso dalla nomina ad assessore. Con lui immagino avrà parlato.
«Augusto lo sto conoscendo in questi mesi e vi posso assicurare che ho trovato una persona molto presente, che mi sta dando una grossa mano a fare rete, visto che fa politica da tempo e ha numerosi contatti. Inoltre, essendo stato in passato protagonista della politica segratese, mi sta dando una serie di consigli apprezzabili».
Quindi ha smaltito la delusione della mancata entrata in giunta?
«Nonostante la doppia delusione che ha patito, lui non ha mai fatto mancare il suo apporto. Si poteva pensare che si fosse riavvicinato al partito visto che era un potenziale assessore, invece non è così. È una persona presente e mi ha stupito positivamente».
Facciamo un passo indietro: che ricordi ha della sua esperienza da assessore?
«Bellissimi. È stata un’opportunità eccezionale ed è stato un privilegio. Una volta i percorsi politici erano più lunghi, però anche questo è il termometro di come la politica sia cambiata e questo può portare risorse nuove. È vero, non avevo competenze politiche, era il mio primo incarico, però conoscevo già molto bene il territorio ed è stata la mia fortuna. Comunque, sono convinto che ci siano persone più brave di me e le invito a fare politica attiva, perché ci sono delle opportunità davvero interessanti per potere dare contributi importanti a favore di Segrate».
Errori di inesperienza ne ha fatti?
«Ci mancherebbe, immagino di sì. Più che altro, avendo un lavoro che mi impegna parecchio, ho potuto dedicare meno tempo di quanto avrei voluto».
C’è qualcosa che non è riuscito a fare, un grande rimpianto di quel periodo?
«Lavorando a portafoglio zero direi di sì. Il grande rimpianto, comunque, è stato quello di non avere ripristinato il palio dei quartieri, perché era un’ottima occasione per fare diventare Segrate una vera comunità. Spero comunque che prima o poi possa essere riorganizzato».
E la cosa, invece, di cui è più orgoglioso?
«Direi due. La prima è il progetto di cardioprotezione, proposto da un’associazione che ne ha coinvolte altre e, insieme, hanno raccolto fondi per riuscire a dotare di apparecchiature tutte le scuole cittadine».
E la seconda?
«Ho avuto la fortuna di conoscere e collaborare con le associazioni I Ragazzi di Robin, Quadrifigli e Baskettiamo. È meraviglioso vedere come questi ragazzi siano protagonisti delle loro vite e che lezioni ci diano ogni volta. Segrate deve essere orgogliosa di loro».
Inizialmente ci furono delle polemiche tra alcuni esponenti di queste associazioni e l’amministrazione comunale, ricordo male?
«Vero. Non ci conoscevano. Oggettivamente avevamo dei problemi enormi da affrontare. Quando però hanno capito che questa giunta era formata da persone serie, con grande carica umana, le cose sono cambiate».
Che voto si sente di dare al sindaco Micheli?
«Da ex assessore e segretario del Pd, un voto altissimo. Paolo ha subito delle pressioni dall’esterno incredibili e non si è piegato, anzi, le ha denunciate. Ha, poi, gestito una situazione finanziaria del Comune davvero delicata e l’ha fatto con la responsabilità di un vero padre di famiglia. Un comportamento che non dà alcun riscontro politico. Come cittadino gli darei un voto un po’ più basso perché la percezione del suo lavoro non si avverte nella sua interezza. Però ha assessori fantastici e dipendenti comunali davvero validi. Per questo lo invito a farsi vedere maggiormente tra la gente. Deve parlare di più e farsi conoscere veramente per l’ottimo sindaco che è».
E il Pd, come “ringraziamento”, lo costringerà alle primarie per la leadership delle prossime amministrative?
«Non credo proprio, ma io non rappresento il partito. Personalmente posso tranquillamente dire che non credo che servano. Non le vedo opportune. Abbiamo in Micheli la figura giusta, dobbiamo solo lavorare bene quest’ultimo anno e mezzo, prepararci bene per le prossime amministrative e, se vogliamo vincere ancora, stargli accanto».

 



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