12 Aprile 2019

La prima volta che abbiamo incontrato Cesare Cadeo è stato per un’intervista. A quell’epoca era assessore alla Provincia e si occupava dell’Idroscalo. Ci presentò suo fratello Maurizio, vicesindaco a Segrate. E una cosa capimmo subito: avevamo davanti una persona di un’educazione e una cordialità d’altri tempi. Fu una bella intervista. Si parlò di politica, ma anche di televisione, di Berlusconi, di calcio e di tanto altro. E nacque un’amicizia. Spontanea. Al punto che, qualche mese dopo, su inFolio Segrate (a quei tempi le testate erano separate) esordì una rubrica: “Il cadeau di Cadeo”, dove Cesare, con garbo e ironia, in poche righe raccontava spaccati della nostra Italia. Da quel giorno sono state tante le iniziative che hanno visto Cesare accanto a inFolio. Dalle interviste, in cui ogni volta emergevano aneddoti meravigliosi, all’amichevole partecipazione come conduttore di “Masterchef San Felice”. Senza scordare che quando venne a sapere che il nostro direttore aveva intrapreso anche la “carriera” da scrittore si offrì subito di scrivere la prefazione del suo primo romanzo “Cuore apolide” e, più di una volta, è stato accanto a lui per presentare anche il libro successivo. Insomma, da un’intervista, che lui definiva sempre «All’americana: educata ma senza sconti», si sviluppò una meravigliosa amicizia, fatta di sincera e infinita stima reciproca. Cesare ci ha lasciati la sera di giovedì scorso, 4 aprile, nel suo stile. A chi gli chiedeva come stava, non ha mai nascosto la sua malattia, ma ne ha sempre parlato con il sorriso sulle labbra. Si dice che “la classe non è acqua” e Cesare ne era la testimonianza. Uomo di cultura straordinaria, affabile davanti alle telecamere non cambiava certo atteggiamento quando si spegnevano le luci di scena, anzi. Con lui si poteva davvero parlare di tutto. Ed era bello quando la si pensava diversamente perché ti guardava con quei suoi occhi sinceri, aspirava il suo sigaro e cercava sempre di comprendere il ragionamento altrui. E poi l’autoironia, quella capacità di prendersi in giro, come quando giocava sul fatto che ultimamente si occupava di televendite (come se poi, fosse una cosa facile convincere lo spettatore ad acquistare) e allora faceva il verso a se stesso. Di recente ci confidò: «So di aver fatto il mio tempo, è giusto così, ma sono a disagio ad andare ancora in televisione, quando mi chiamano. Non mi riconosco in quegli spettacoli dove tutti urlano, dove tutti litigano. Quanto mi manca la tv di Raimondo Vianello e di Mike Buongiorno, due maestri assoluti». Già, e come ci mancherai tu, Cesare.  
La redazione



Scarica il PDF dell'edizione 14-2019 (13.3 MB)