14 Febbraio 2020

L a mafia nel Nord Italia non esiste». Sono ormai lontani i tempi in cui questa frase poteva essere pronunciata senza risuonare come un’illusione. Basti pensare che il primo ‘ndranghetista si insediò nel varesotto nel 1954 e da quel momento fu un susseguirsi di famiglie e generazioni, di Comuni “conquistati” a suon di traffici illeciti, di sequestri e arresti. La Lombardia, in particolare, ha visto affondare nel proprio terreno, fino alle profondità del tessuto produttivo, le radici di Cosa Nostra, della Camorra, della criminalità pugliese e della ‘Ndrangheta. Solo nell’hinterland milanese sono moltissime, troppe, le impronte maleodoranti che la mafia ha lasciato dietro di sé. Storie amare che però, grazie all’impegno e al caparbio lavoro di tanti, possono vedere un lieto fine e tramutarsi in simboli concreti di vittoria e riscatto. Anche la città di Segrate lo sa bene. E ne ha le prove in mano: una villetta a schiera in via Marmolada, un capannone in via Morandi e un’altra villa in via Gramsci. Questi tre beni sono entrati ufficialmente a far parte del cosiddetto patrimonio indisponibile del Comune (possono essere usati solo per determinati progetti a sbocco sociale), con annessi decreti di destinazione, dopo essere stati confiscati alla criminalità organizzata e aver superato interminabili vortici processuali, in un contesto che ancora oggi resta un ginepraio.
«Purtroppo tuttora le amministrazioni faticano a comprendere quanto sia utile istituire, nel proprio Comune, una consulta locale che funga da osservatorio antimafia» ha commentato Luigi Piccirillo, componente della commissione antimafia di Milano. «Abbiamo di recente avviato una ricerca che si ripropone di mappare, su 1.504 Comuni individuati, quelli che possiedono una commissione o un organo preposto di questo tipo: degli 800 già consultati, quasi la metà ha risposto non sapendo minimamente di cosa si stesse parlando oppure ponendo la barriera del negazionismo. Regione Lombardia ha istituito un fondo ad hoc per il recupero dei beni confiscati, ma, nonostante questo, le manifestazioni di interesse da parte dei Comuni che ne ospitano sul proprio territorio sono minimali. Questo purtroppo è il terreno ideale per la mafia».
Ma Segrate non ci sta. E così la villetta a schiera affacciata su via Marmolada, grazie all’adesione a un bando regionale di finanziamento da 150mila euro, diventerà casa sicura per ragazze madri in difficoltà. «Il progetto si chiama “Mamma e bambino”» ha raccontato l’assessore con delega ai Beni Confiscati, Santina Bosco. «Sono già stati fatti i primi sopralluoghi e le opportune verifiche sugli impianti elettrici. Seguiranno i necessari adeguamenti interni. L’idea è quella di riadattare gli spazi creando dei mini appartamenti dotati di servizi, in modo che le mamme possano essere indipendenti».
Verranno, invece, dedicati al settore sociosanitario l’edificio e il capannone (ex ditta Fisher) ubicati in via Morandi: facevano parte del patrimonio di una famiglia calabrese riconducibile alla criminalità organizzata e ora vi metterà radici la Croce Rossa italiana. «Sarà la loro sede più importante su Milano, siamo molto contenti » ha spiegato il sindaco Paolo Micheli. «Il polo offrirà svariati servizi, come quelli destinati ai segratesi bisognosi di assistenza. Sarà anche luogo di corsi, centro di accoglienza e offrirà supporto alla Caritas nella raccolta dei beni di prima necessità».
Con un po’ di fortuna, nuova luce illuminerà anche l’imponente villa al civico 13 di via Gramsci che, nel mentre, è già stata luogo di interessanti progetti di alternanza scuola-lavoro in collaborazione con il liceo di Brera: «Il mio desiderio è quello di destinarla, un giorno, al “Dopo di noi” ha concluso il primo cittadino. «Creare una struttura sicura e serena, che possa provvedere ai bisogni dei ragazzi disabili quando non potranno più farlo i loro genitori». Attualmente l’immobile è molto ammalorato e per la sua ristrutturazione occorrerebbero finanziamenti e investimenti di un certo rilievo, difficili da reperire, ma la determinazione è



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