11 Settembre 2020

Quasi a fari spenti ha fatto ingresso nel panorama della politica locale e si è ritagliato il ruolo di candidato sindaco di Fratelli d’Italia (da cui proviene) e della Lega, in un’insolita alleanza che vede fuori Forza Italia. Lui è Luca Sirtori, un cognome che a Segrate sa di storia, visto che la sua famiglia è tra le più antiche in città.

Vuole presentarsi in 30 secondi?

«Certo. Ho 44 anni, vivo da sempre a Segrate e sono laureato in Storia contemporanea. Da 16 anni lavoro a Mediaset nella direzione acquisti.  Ho fatto il carabiniere di leva e sono sempre rimasto vicino all’Arma. Mi sono iscritto subito all’Associazione nazionale carabinieri e sono diventato presidente della sezione locale, anche se adesso mi sono autosospeso, per rispettare lo statuto e perché mi sembrava corretto. Ho sempre seguito la politica da dietro le quinte e ora mi sono messo a disposizione in prima persona».

Quando le è stato proposto di candidarsi a sindaco quanto ha avuto bisogno di riflettere prima di accettare?

«Niente, ho accettato subito con grande entusiasmo. Mi sento figlio di questo territorio e da sempre mi sarebbe piaciuto fare qualcosa per la mia città. Questa è l’opportunità giusta. Mi sono subito accorto di quanto sia impegnativo, ma sono contento, sto vivendo questa avventura senza stress».

A proposito di stress, fino ad ora stiamo assistendo a una campagna elettorale aspra il giusto. Crede si alzeranno i toni nell’ultima settimana?

«Credo che il confronto aspro ci stia tutto, l’importante è che sia sui contenuti e non sulle persone. Quello non è il mio stile e mi sembra che anche gli altri candidati per ora siano su questa linea. Forse i toni si alzeranno, ma per quanto mi riguarda sarà sempre in maniera civile». 

Che idea si è fatto del centrodestra spaccato, con lei candidato e Forza Italia che ne propone un altro?

«Personalmente io penso a vivere bene questa avventura. Certo, il centrodestra spaccato è un po’ un neo, inutile negarlo. Però è una situazione che si sta ripresentando  anche in altri Comuni, come Corsico o Cologno Monzese. Quello che però mi sento di sottolineare è che noi abbiamo sempre lasciato la porta aperta a tutti quelli che volevano avvicinarsi al nostro progetto. Sul perché Forza Italia abbia deciso di non correre con noi, non so dare una spiegazione».

L’ha infastidita il tentativo di Forza Italia di rivolgersi ai piani alti, leggi esponenti regionali e nazionali, per convincere la Lega ad abbandonarvi, quando aveva già assicurato che avrebbe appoggiato lei?

«No, ero tranquillo. Sapevo che a livello locale la Lega aveva svoltato verso di me, in maniera perentoria.  La mia figura era stata scelta proprio per superare ogni collegamento con il passato e il Carroccio ha sposato fin da subito il nostro progetto. Per il resto, i tentativi di Forza Italia mi hanno lasciato indifferente, io ero forte dell’investitura di Giorgia Meloni, che è venuta a Segrate per ufficializzare la mia candidatura». 

Entriamo un po’ nel programma: mi pare di capire che la sicurezza sia il suo primo punto. Cosa ne pensa del fatto che i dati numerici non rilevino a Segrate un incremento dei fatti delittuosi?

«Un conto sono i dati statistici, a volte viziati anche da reati non denunciati, altro è il senso di insicurezza che la gente percepisce. Sto parlando con tanti cittadini e posso assicurare che non sono tranquilli. A Segrate abbiamo zone di spaccio abbastanza critiche e qualche tempo fa il parrocco del Villaggio Ambrosiano ha fatto arrestare dei pusher. Insomma, negli ultimi anni sono tornate zone d’ombra pericolose».

E come intende risolvere questo problema?

«Assumendo più personale nella polizia locale, visto che ci sono margini per farlo. E poi più vigili in strada, sia in divisa che in borghese. Serve per rassicurare la gente, ma anche per disincentivare chi ha brutte intenzioni. I carabinieri, invece, non rispondono direttamente al sindaco, ma si può comunque interagire anche con loro e creare qualche sinergia».

Tutte le forze in campo parlano anche di tutela del territorio. Il suo pensiero su questo tema?

«Il consumo del territorio ci piacerebbe fosse pari a zero, per questo motivo dobbiamo rivalutare tutto ciò che esiste già. Si devono riqualificare le zone dismesse. Provengo da una famiglia che ha sempre vissuto in simbiosi con la natura e ogni zolla di terra la vivo con grande rispetto».

E sul futuro del Golfo agricolo qual è la sua posizione?

«Partendo dal presupposto che è un’area privata, in un mondo perfetto vorrei che restasse verde, e se fossi io sindaco vorrei rimanesse così com’è, ora, però, comprendo il proprietario che vorrebbe utilizzarla. Se dovrò affrontare la questione in prima persona valuterò con attenzione eventuali richieste».

Tema commercio: come intendete aiutare i negozi di vicinato?

«Ho già parlato con i rappresentanti del commercio locale che ci hanno proposto alcune loro idee. La nostra intenzione è di supportarli. Per incentivare gli acquisti in città, ci piacerebbe creare un marchio segratese a cui affiliare tutti i nostri commercianti, sottolineando i loro standard qualitativi. E poi servono feste in ogni quartiere, rendendo protagonisti proprio i nostri negozianti».

Restando su un tema affine, esiste anche il problema Westfield...

«Mi auguro che venga realizzato e il nostro obiettivo sarà quello di agevolare la proprietà. Noi la riteniamo una risorsa. Ho visitato personalmente i loro centri in Inghilterra e in Australia e sono di un’altra categoria rispetto a quelli che abbiamo in Italia. Westfield è un centro di alto livello e a Segrate porterebbe grandi vantaggi, come 17mila posti di lavoro e un gettito fiscale che si potrebbe utilizzare per il commercio locale. Senza dimenticare che si insedierà in un’area persa da 45 anni».

Dove si gioca la partita per vincere queste amministrative? 

«Direi sicurezza, salvaguardia dell’ambiente, del decoro urbano e gestione dei servizi. Credo siano questi i temi decisivi».

Dell’attuale amministrazione salva qualcosa?

«Difficile salvare qualcosa. Potevano scegliere tra il fare nulla e il fare anche se male, sono riusciti a  fare male non facendo nulla».

Il voto posticipato a causa dell’emergenza Covid, crede che possa avere avvantaggiato o svantaggiato qualcuno?

«È chiaro che era doverose rinviarlo, ma così facendo è stato dato un bonus di 6 mesi all’attuale amministrazione. Nella tragedia gli è andata bene. Con questo lasso di tempo in più l’attuale maggioranza sta cercando di rincorrere quanto non ha fatto in 5 anni con una campagna social e una sovraesposizione del sindaco».

E sul versante della gestione emergenza come giudica l’operato dell’amministrazione?

«All’inizio è stata utilizzata per fare politica. Si è cercato di combattere il razzismo contro i cinesi, facendosi fotografare abbracciati. Una tendenza nazionale che ho riscontrato anche a Segrate. Poi si è passati all’estremo opposto, facendo anche un po’ di terrorismo. Penso all’elenco delle persone morte pubblicato da Micheli».

Naturalmente tutti partono per vincere, ma l’obiettivo che vi ponete qual è?

«Raggiungere il ballottaggio. Il trend nazionale ci sorride, ma sia io che Fratelli d’Italia siamo alle prime amministrative. È giusto volare basso per poi giocarcela».

Va bene, ipotizziamo allora che ci sia il ballottaggio, si aprono due scenari. Nel primo voi siete presenti: come vi comporterete con le forze escluse? Prevedete apparentamenti?

«Per scaramanzia preferisco non pensarci. Valuteremo al momento anche perché ci saranno da rispettare le indicazioni nazionali».

Se invece sarete esclusi, darete indicazioni di voto?

«Anche qui direi che ci saranno indicazioni nazionali da cui non ci si dovrà scostare».

Martedì 22 settembre inizierà lo spoglio. Lei si alzerà e...

«Dovrò prendere un giorno di ferie perché mi scade l’aspettativa. Battute a parte, sarò tranquillo in ogni caso. Sto vivendo un’esperienza positiva, conosco tanta gente e tanta gente sta conoscendomi. Porterò con me un bagaglio personale importante».