07 Giugno 2019

Laureata in Ingegneria civile dei trasporti. Dopo il suo primo impiego come ricercatrice all’università, ha lavorato presso l’Ibm per la quale, ricoprendo l’incarico di consulente nella direzione marketing, assicurazione e crediti, ha viaggiato sia in Europa che negli Stati Uniti. Da 10 anni vive a San Felice, dove ha ricoperto per 5 il ruolo di consigliere di Supercondominio del condominio centrale. E adesso, all’età di 63 anni, Antonella Caretti si trova ad affrontare la sua prima esperienza politica. È, infatti, entrata in giunta, prendendo il posto di Viviana Mazzei, con le deleghe al Commercio, Trasporti, Sviluppo Economico, Attività Produttive, Agricoltura e Politiche Attive del Lavoro.  
Quando ha ricevuto la proposta del sindaco Micheli, quali sono state le sue prime sensazioni?
«Non sapevo che Viviana avesse deciso di lasciare per importanti impegni di lavoro e sono rimasta sorpresa che Paolo abbia pensato a me. È vero che per studi ed esperienze lavorative credo di avere le caratteristiche adatte per ricoprire questo compito, ma è altrettanto vero che non ho esperienza politica».  
Ha chiesto tempo o ha accettato subito?
«Ho accettato subito. È una bella opportunità e sono grata della proposta che mi è stata fatta».
Come si è approcciata alla politica?
«È accaduto quattro anni fa, quando mi sono avvicinata a Segrate Nostra perché ne condivido l’impegno per la salvaguardia del territorio, tema che, vivendo a San Felice, è molto sentito».  
Qual è stato il primo impatto con i colleghi di giunta?
«Ho notato che la giunta è collaborativa e affiatata. Gli assessori che la compongono sono preparati, competenti ed esperti. Dovrò cercare di sfruttare al massimo le loro conoscenze per inserirmi il più rapidamente possibile».  
Per quanto tempo Viviana Mazzei le farà da “tutor”?
«Mi ha già passato alcune consegne. Immagino che di persona ci vedremo ancora due o tre volte, dopodiché per dubbi o necessità la disturberò via telefono, whatsapp o mail. E poi ci sarà anche il supporto del personale, tutto molto valido».
Non parlo di pretese, ma c’è una delega particolare che avrebbe avuto piacere di avere?
«Quelle che ho ereditato da Viviana sono tutte estremamente interessanti. I rapporti con Westfield, il commercio locale, i trasporti di recente riorganizzati con l’agenzia di bacino, la prospettiva dello spostamento della stazione ferroviaria. C’è tanto lavoro stimolante che mi va bene così. Se proprio avessi potuto fare una richiesta, l’avrei avanzata sul quartiere di riferimento».
San Felice?
«Esatto. Sarò l’assessore di riferimento di Segrate Centro. Se avessi avuto San Felice sarebbe stato più semplice, visto che conosco molto bene le problematiche del quartiere. Però mi rendo benissimo conto che sia giusto lasciare che se ne occupi Santina Bosco. Lo segue da 4 anni e ha diritto a chiudere l’impegno preso con i sanfelicini anche in quest’ultimo anno di mandato».
In effetti, lei ha ammesso che conoscere meno bene il resto di Segrate...
«Vero. Però, tra gli amici di Segrate Nostra e i consiglieri comunali del Pd,  come maggioranza siamo presenti davvero su tutto il territorio. Prenderò la giusta confidenza con Segrate Centro in tempi rapidissimi, incontrando i residenti. Anche perché, se risolverere i piccoli problemi è dispendioso in termini di tempo, è altrettanto necessario dare risposte alla gente. Quindi non mi tirerò certo indietro».
Cosa risponde a chi sostiene che San Felice non è Segrate?
«Innanzitutto, che trovarsi su tre Comuni distinti non facilita di certo. Detto questo, geograficamente San Felice subisce un evidente distacco da Segrate, ma anche da Peschiera e Pioltello, ma auspico che i sanfelicini inizino a partecipare maggiormente all’attività dei Comuni. Un atteggiamento che deve essere bidirezionale. Le incomprensioni degli anni passati devono scemare, San Felice può dare un contributo importante».
Come pensa di coniugare Westfield con il commercio locale?
«Per aiutare i negozi di vicinato intendo sfruttare le esperienze altrui, come i Comuni di Milano e Bergamo, che hanno dato risposte importanti sul tema. Voglio capire se certe iniziative si possono mutuare sul nostro territorio e per questo conto quanto prima di incontrare alcuni referenti. E poi ho altre idee che vorrei provare a sviluppare».
Tipo?
«Differenziare la tipologia dell’offerta.  I negozi di vicinato possono proporre dei servizi. Penso ad esempio a quelli di sartoria e di calzolai, bisogni reali della gente che vanno al di là del semplice acquisto. E loro possono funzionare anche da motore per altri esercizi commerciali. Resta però un dato di fatto importante: alcune attività, purtroppo, devono riflettere se non sia il caso di riconvertirsi. Il Comune può facilitare questo processo, mappando il territorio e valutando la grande distribuzione».
Se le chiedo un giudizio su Micheli, è fin troppo facile immaginare la risposta?
«Direi di sì. Paolo è il motivo per cui mi sono avvicinata a Segrate Nostra. Leggevo il suo blog e concordavo sulla sua linea di pensiero. E poi, al di là delle competenze e dell’impegno che profonde, è molto amabile. Nei rapporti tiene sempre conto degli aspetti umani».
Non conosce sicuramente i consiglieri di minoranza, ma pensa che in un anno possa riuscire a coinvolgerli nei suoi progetti?
«Non li conosco, ma c’è sempre tempo per instaurare rapporti con le persone. Credo che nella politica locale la contrapposizione sia solo un danno per il territorio. Il principio guida credo dovrebbe essere quello di appoggiare iniziative corrette e bocciare quelle che non si ritengono tali. So bene che in questi anni si è creata una contrapposizione forte tra maggioranza e minoranza, legata soprattutto alla gestione del Bilancio della passata amministrazione, ma mi auguro, per il bene di Segrate, che si possa attenuare».
Non sarà facile...
«Quando si amministra è inevitabile fare degli sbagli. Li ha fatti la precedente maggioranza e credo che qualcuno possa averlo fatto anche quella attuale.  Ma se ci ricordiamo che la “stella polare” è il bene della comunità, anche i dissidi possono dissiparsi».
Un’ultima curiosità: tra un anno intende proseguire la sua esperienza politica e ricandidarsi?
«Sinceramente non me lo sono neppure chiesto. Se si prende seriamente un incarico, come quello di fare politica e di fare l’assessore, l’impegno è davvero notevole. Ecco, diciamo che tra un anno valuterò anche questo aspetto e deciderò se proseguire a fare politica in maniera attiva, o meno».
 



Scarica il PDF dell'edizione 21-2019 (12.2 MB)