12 Aprile 2019

Ha appoggiato il sindaco Paolo Micheli al secondo turno, è entrato nel parlamentino ed è stato eletto come presidente del consiglio. Lui è Claudio Viganò, leader dei Federalisti Segrate. Siamo andati a trovarlo, convinti che di cose da dire ne avesse eccome. E in effetti...
Partiamo tracciando un bilancio di questi 4 anni nel ruolo di presidente?
«È stato un percorso formativo molto importante. La mole di lavoro è stata davvero vasta. In pratica abbiamo affrontato tutto quello che caratterizza la vita politica di un Comune, dalla stesura del Pgt, alla revisione di tutti i regolamenti, proseguendo con la gestione del predissesto. È stato un banco di prova che il consiglio comunale ha superato senza particolari contraccolpi. E, se abbiamo a bilancio così tanti contenziosi, significa che abbiamo tirato dritto senza compromessi e senza farci tirare la giacca da nessuno. E anche i consiglieri devono ritenersi soddisfatti, perché è stata un’esperienza formativa per tutti».
Ricorda qualche situazione o consiglio comunale particolarmente difficile da gestire?
«No, direi che sotto il profilo della gestione delle sedute non ho avuto alcuna difficoltà. Altra cosa è se parliamo di momenti emozionanti».
Parliamone allora...
«Uno su tutti, la scomparsa di Giancarlo Filipetta, a cui è stata dedicata la galleria della sala consiliare. Una perdita davvero pesante, anche per una questione di mia formazione politica. Con Giancarlo è venuto meno un esempio: quello della vera partecipazione attiva alla politica, l’ultimo baluardo di chi era coinvolto davvero nella quotidianità della vita di un paese. Portare un mazzo di fiori sulla poltrona che di solito occupava sugli spalti del consiglio comunale è stato un gesto che mi sono sentito di fare, era il minimo per ricordarlo».
Chi è il consigliere più complicato da gestire? Per par condicio, facciamo un nome della maggioranza e uno della minoranza.
«Della maggioranza dico Gianfranco Rosa di Segrate Nostra, perché ha una memoria storica incredibile che lo porta ad avere difficoltà nel contestualizzare l’argomento in discussione, senza farsi troppo coinvolgere. Dell’opposizione faccio due nomi e li cito in positivo. Il primo è Giampiero Airato di PartecipAzione, che conosce bene i meccanismi dell’amministrazione e interviene sempre, alimentando il principio di controllo che il suo ruolo impone. Il secondo è Diego Dimalta del M5S, che ha portato una ventata di giovantù in aula e sa mettersi in evidenza».
Favorevole o contrario a istituire qualche consiglio comunale aperto, con la possibilità di intervento da parte del pubblico?
«Contrario per principio. Per intervenire sugli argomenti bisogna conoscere in maniera approfondita i contenuti. Spesso il giudizio della cittadinanza non tiene conto di tutte le problematiche esistenti e si rischia un dibattito sterile. E poi  io sono per il principio della rappresentatività. Piuttosto, sa come penso che la gente dovrebbe davvero incidere sulla politica locale?».
Come?
«Un maggiore controllo delle persone che andiamo a votare».
Politicamente che giudizio dà a questa amministrazione?
«Se rispondiamo a una logica politica e pensiamo in che condizioni si è trovata a governare, posso dire che ha lavorato in una direzione accettabile. Tante cose sono state fatte bene, come il Pgt, il Bilancio e la cura del verde. D’altra parte, va detto che le aspettative erano alte. Da un punto di vista imprenditoriale  non c’è forse la persona giusta, che abbia una visione volta verso una tradizione liberista. Questa amministrazione, infatti, ha un modo più riformista di intendere il governo di una città».
E lei come governerebbe?
«Io sono per il terzo polo, ma mi rendo conto che senza risorse è complicato. Basti pensare che, l’ultimo anno di Alessandrini, la gestione del consiglio comunale aveva a Bilancio 150mila euro, mentre io ne ho 27mila. Ed ecco che le difficoltà si spiegano subito».
La cosa che l’ha più delusa?
«I tempi non ci hanno permesso di andare nella direzione che volevamo. Siamo stati travolti da una situazione che non ci aspettavamo così negativa. Non bastano 5 anni per rilanciare in modo adeguato la nostra visione di Segrate».
Cosa, invece, la rende maggiormente orgoglioso?
«Sotto il profilo personale tante cose, ma direi una su tutte. Ho sempre agito portando avanti i miei ideali, con onestà e lealtà e ho raggiunto un obiettivo alto, bella soddisfazione se penso ai miei detrattori».
Può spiegarsi meglio?
«Per tanti anni ho subito vessazioni da un partito a cui ho dato tutto me stesso, solamente perché ho deciso di non stare dentro gli schemi, ma di essere coerente. Ed è gratificante scoprire che, anche se alla lunga, le capacità emergono».
Ok, non lo vuole dire, ma è chiaro che parla della Lega, visto il suo passato. Passiamo oltre: Micheli merita una seconda opportunità?
«Rispetto a quello che lo scenario politico offre attualmente, posso dire tranquillamente di sì. Poi resta da capire se nell’arco di un anno emergano figure se non meglio, almeno alla pari della sua».
E la candidatura di Micheli dovrebbe passare dalle primarie?
«Sarebbe riduttivo. Certificherebbe 5 anni di lavoro fallimentare e non sono per nulla d’accordo. Ha dato il massimo, rispetto a tutte le problematiche affrontate».
Facciamo chiarezza una volta per tutte: i Federalisti Segrate sono ancora in maggioranza?
«Quattro persone hanno deciso di abbandonare il gruppo, quindi sono fuoriuscite dai Federalisti. Confido nella possibilità di ricucire lo strappo, attraverso il dialogo e il confronto. Ad oggi, non ci sono progetti alternativi e condivisibili al di fuori  dall’attuale maggioranza e nulla cambiera nei rapporti con gli altri partiti che la compongono, Pd e Segrate Nostra».
Lei ha ammesso di aver incontrato gli esponenti della minoranza. Perché ha sentito questa esigenza?
«Per capire la loro posizione su una serie di temi politici. La Lega di Salvini ormai è la destra e Zingaretti ha virato a sinistra. In mezzo c’è un vuoto istituzionale pauroso e penso ci sia necessità di creare un’alternativa moderata di centro come prospettiva di governo. Se vuoi mettere in piedi un progetto, è giusto conoscere eventuali alleati o meno»
E, con il Pd e Segrate Nostra, come la mettiamo?
«Con i loro segretari Di Chio e Prina mi confronto quotidianamente, sanno qual è il mio pensiero e io il loro. Con l’opposizione questo non accade. Tutto qui. Io sono per il dialogo trasparente, poi magari mi ritroverò con il mio gruppetto e andremo avanti da soli, ma sempre con la vocazione di lavorare per il bene pubblico».
Quindi tra un anno lei si candiderà?
«Sì. Sto lavorando a un progetto importante e sono pronto a rimettermi ancora in gioco per Segrate».
 



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