14 Ottobre 2016

Come si fa a riconoscere il bello? È risaputo che l’Italia sia uno dei paesi più ricchi dal punto di vista edilizio, artistico ed architettonico, ed è ormai una realtà che il bel paese goda di indiscussa fama a livello internazionale per la qualità dei paesaggi urbani, ereditati nei secoli grazie alla custodia sapiente e al gusto ricercato di una cultura sviluppatasi nel crocevia della vita civile più ricca, variegata e antica dell’umanità. Riconoscere il bello dunque è una semplice questione culturale, ed è l’unico modo per preservarlo, conservarlo e costruirlo.
Nell’era della comunicazione, attraverso il cinema, l’editoria e il viaggio accessibile, è possibile fruire del patrimonio artistico altrui quanto condividerne il proprio, ma ciò nonostante, risulta paradossale riscontrarne un grave degrado. Nessuno si sognerebbe mai di relegare in una stanza umida un’opera come la Gioconda, ma allora perché non risulta altrettanto assurda l’incuranza che porta ai crolli di Pompei, alla fatiscenza di molti parchi archeologici romani, e al degrado del nostro tessuto edilizio, che per dovere va considerato come cornice di un’opera eccezionale?
La risposta risiede ancora una volta nella cultura, nella perdita della capacità di riconoscere il bello, capacità che oggi rispetto al passato sembra orientata verso aspetti più effimeri e consumistici. Per far si che qualsiasi cosa venga conservata, essa deve in primo luogo essere riconosciuta in maniera diffusa come “valore”, senza questa fondamentale presa di coscienza, che non può prescindere da una “capacità culturale soggettiva”, non può verificarsi né tutela né valorizzazione, neanche dei beni personali e privati, che seppur non definibili nella sfera dell’arte, devono essere in grado di fare da gradevole sfondo alle nostre vite quotidiane.
Educare dunque, educare alla cultura del bello affinché ci si riappropri di quella capacità di riconoscimento diffuso che sta alla base della qualità architettonica e che può portare alla valorizzazione non solo venale del nostro patrimonio edilizio. Educare al bello rappresenta l’unico mezzo per creare un’inversione di tendenza rispetto al comune impoverimento culturale, non a caso  “qualcuno” ha affermato: la bellezza salverà il mondo.

 

Giovannino Casu
 



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