09 Settembre 2016

In vacanza ho scoperto l’e-book. Il mio si chiama “Kindle”. All’inizio abbiamo fatto un po’ fatica a socializzare; mi mancava il contatto con la carta, il fruscio quando giri pagina, ma soprattutto mi mancava la consapevolezza dello scorrere delle pagine quando il volume si assottiglia verso la fine e tu conti quante pagine mancano. Come fai con l’e-book? Sì, è vero, ci sono in basso il numero delle pagine e la percentuale di lettura, ma non è la stessa cosa.
Comunque ho letto parecchi libri; alcuni li ricordo con piacere, altri mi hanno lasciato solo una scolorita impronta. Due mi sono rimasti dentro la mente e sono scesi verso il cuore.
Di Mary Higgins Clark ho letto Due bambine in blu. È un thriller ben congegnato; tutto inizia con il sequestro di due gemelline di tre anni, Kathy e Kelly. Con il pagamento del riscatto sembra arrivare la conclusione di uno dei più grossi traumi che una famiglia possa affrontare, ma tutto viene stravolto dalla scoperta che soltanto una delle gemelle viene restituita; dell’altra, Kathy, si perdono le tracce e alcuni indizi portano a credere che sia stata uccisa dal sequestratore. Sarà il forte legame che unisce le due gemelle a portare alla soluzione dell’intrigato caso. La piccola Kelly sente la voce e le sensazioni della sua gemella e le confida alla mamma che lotterà con tutta la forza della sua disperazione per convincere la polizia a continuare le ricerche. La Higgins gioca la sua carta vincente indagando sull’affascinante fenomeno della telepatia tra gemelle monovulari e ti inchioda alla lettura con l’abilità della consumata e prolifica scrittrice di thriller.
Della giovane scrittrice Lorenza Ghinelli, classe 1981, ho letto La Colpa. Non conoscevo questa autrice e all’inizio devo dire che il suo disinvolto linguaggio mi aveva alquanto sconcertato. Ma, considerato che oggigiorno un “ca..o” non si nega a nessuno, ho perseverato nella lettura. E sono stata conquistata dalla profondità con cui la Ghinelli approccia il tema dell’adolescenza violata. Due ragazzi di 14 anni, Estefan e Martino, che hanno storie diverse di violenza e dolore alle spalle, instaurano tra di loro un forte legame di complicità che crescerà diventando profonda amicizia, ma dovranno passare attraverso l’inferno dei ricordi e la redenzione della confessione prima di riuscire a guardarsi dentro. L’incontro con la piccola Greta di appena 9 anni, anche lei con una storia di morte ed abbandono, sarà per Estefan l’occasione per riscattarsi da una presunta colpa che lo ha tormentato per anni rendendolo quasi pazzo. Storie di solitudine di ragazzi che chiedono di essere “guardati” dentro, di essere “ascoltati” con il cuore, di “esistere” non solo anagraficamente.   
I libri si consigliano perché sono piaciuti, perché ci hanno dato delle emozioni, perché ne vorremmo parlare per condividere i pensieri che sono scaturiti dalla loro lettura. È più difficile consigliare una lettura che possa invadere la sfera personale. Si rischia di diventare saccenti, antipatici, snob o qualcosa di peggio. Ebbene correrò questo rischio suggerendovi una lettura “inconsueta”: il “Saper vivere” di Donna Letizia. Dietro lo pseudonimo di Donna Letizia si nasconde Colette Rosselli (1911-1996), scrittrice, illustratrice e pittrice. Moglie di Indro Montanelli, donna colta e raffinata, frequentatrice e anfitrione di salotti culturali, appartiene alla buona borghesia e ne diventa il simbolo. Arnoldo Mondadori le chiede di tenere una rubrica di bon ton sul settimanale Gioia, nasce Donna Letizia e il suo “Saper vivere”.
Certo è un libro datato e obsoleto (ne esistono varie edizioni di epoche successive) ma va letto come un libro di storia. Leggetelo per sorridere su un passato “etichettato” ed “inamidato”, leggetelo perché parla di un’epoca che è stata vissuta e respirata da una intera generazione neanche tanto lontana, leggetelo perché potrebbe scaturire spontanea in voi una domanda: “Ma come siamo arrivati alla civiltà di oggi, spesso così incivile?” La maleducazione diffusa che respiriamo insieme allo smog è figlia nostra, l’abbiamo generata noi. I bambini, i ragazzi, ci osservano, ci imitano e come spugne assorbono il meglio e il peggio di noi adulti. Facebook, tablet e altri strumenti tecnologicamente avanzati forniscono ai ragazzi un sistema di comunicazione ricco di prospettive, ma povero di contenuti, atti a proiettarli verso il sociale; inadeguato a formare bambini, ragazzi e adolescenti che sappiano comportarsi bene, sempre e ovunque, che sappiano rispettare gli adulti qualunque ruolo essi abbiano. Una coppia non mette al mondo soltanto un proprio figlio ma anche un individuo che consegnerà alla società. Una società formata da individui socialmente corretti sarà una società che funziona perché alla base di una qualunque convivenza c’è sempre il rispetto e la buona educazione. Delegare alla scuola, partendo dal nido fino all’università, alle baby sitter o ai nonni il compito di “educare” è come affidare un regno, il cui sovrano ha abdicato, a uno stuolo di ciambellani.
Ma se non avete voglia di leggerlo, sarà sufficiente meditare. E a proposito di libri vi anticipo alcune notizie sul nuovo ciclo di incontri per i Tè Letterari che si tengono allo Sporting Club di Milano 2. Un mercoledì al mese, ormai da alcuni anni, ci si incontra nella sala Biblioteca dello Sporting Club e ci si ritrova per condividere la passione per la lettura ma non solo. Gli incontri, tenuti da validissimi relatori che ci hanno onorato con il loro contributo, hanno esplorato e approfondito vari campi: medicina, arte, spettacolo, antiquariato, scienza e altro. A Settembre, mercoledì 28 ore 17,30,  daremo il via con un interessantissimo incontro sulla Fotografia che ha per titolo “Quando il banale diventa straordinario” tenuto da Giusy Baffi e Paola Pancaldi, due nostre socie rispettivamente critica d’arte e fotografa amatoriale pluripremiata una e poetessa e scrittrice, anche lei pluripremiata, l’altra. Nei prossimi mesi si susseguiranno scrittori noti, professionisti che ci mettono a disposizione il loro knowhow  , e soci e non soci  che condividendo con noi le loro passioni  ci mostrano l’altro sé. Esperienza questa che ci ha consentito di conoscerci meglio tra di noi e di superare la soglia del consueto per entrare nell’ambito dell’inaspettato. Gli incontri sono aperti anche agli ospiti dei soci e agli esterni, essenziale prenotarsi per consentire di organizzare al meglio visto la numerosa affluenza di persone, che accolgono volentieri questo appuntamento che rafforza i vecchi legami e ne instaura di nuovi. La Direzione alla fine della conferenza offre un piccolo rinfresco che permette di soffermarsi per conversare con il relatore e scambiare considerazioni e opinioni tra gli astanti.
Tempo fa ho letto un libro dal titolo: “Il Dio delle piccole cose”, e questa frase mi è rimasta dentro per il grande significato che racchiude.
Io credo che anche una piccola cosa come un incontro tra persone che si cercano senza saperlo, può servire a colmare spazi vuoti e dare voce a lunghi silenzi.

Katia Amato Sgroi