18 Novembre 2016

Non solo angeli per Furlan ma anche Wilding ovvero autodifesa psicologica
Ha gli occhi allegri e vigili di un bambino e il sorriso accattivante di un adolescente ma è un giovane e volitivo  uomo di 50 anni. Mario Furlan racconta la sua coraggiosa scelta a poco più di 20 anni di dedicare le sue energie ai più deboli portando aiuto e conforto. Racconta anche dello sconcerto dei suoi genitori dinanzi a questa decisione difficile e impopolare e oggi ne sorride, ma certamente è facile intuire quanto sia stato difficile per entrambi da un lato accettare e dall’altro andare avanti ugualmente.
Testardo e determinato organizza un gruppo di giovani volontari che girano per le strade di una Milano operosa e opulenta ma loro vanno alla ricerca dei reietti, dei rifiuti di una società che non sa aiutare i suoi figli più sfortunati. Questo piccolo gruppo diventa sempre più numeroso, mettono magliette rosse e basco blu e diventato i City Angels, gli Angeli custodi della città. Raccontata così sembra una bella favola dove il finale è sempre lo stesso: “E vissero felici e contenti”; ma non è stato così semplice e ancora adesso non è facile andare avanti con scarse risorse. Gli aiuti sono sempre stati modesti, e le promesse tante ma ancor di più le delusioni. Oggi assistono più di tre mila senzatetto, hanno una casa di accoglienza, un centro operativo e tanti volontari che girano per le città portando aiuto e soccorso ai clochard, agli emarginati e a tutti coloro che hanno bisogno di un aiuto non solo materiale ma anche di una parola di conforto e di un sorriso. Sono operativi in molte città italiane;  
e anche in Svizzera sono presenti collaborando con le forze dell’ordine. Mercoledì 26 ottobre Mario Furlan è stato il protagonista del consueto incontro mensile con i Tè letterari allo Sporting Club di Milano 2. Ha portato con sé un giovane volontario di origine albanese di nome Amarildo Merla detto Sun, Sole, a lui sono state rivolte alcune domande e le sue risposte sono andate dritte al cuore di tutti e negli occhi di molti qualche lacrima si sforzava di non scivolare sul viso. Un ragazzo semplice e gioioso con una grande capacità di trasmettere il suo entusiasmo e la sua vocazione, parole accompagnate da gesti essenziali ma significativi.
La seconda parte dell’incontro ha visto Furlan trasformarsi in un coach, utilizzando il metodo  da lui creato di autodifesa psicologica ovvero il Wilding. Mario nella sua lunga e difficile esperienza “sulla strada” e come volontariato nelle carceri,  ha avuto modo di studiare la tipologia degli aggressori ma anche gli atteggiamenti degli aggrediti. Da questi studi condotti sul campo e non sui libri è scaturito un metodo di autodifesa psicologica basato su due P: Prevenzione e Psicologia. Così come la chiave di lettura per una corretto atteggiamento di difesa  deve essere concentrata sulla correzione delle due D: Debolezza e Distrazione. “L’aggressore è  vigliacco e violento quindi deve scegliere il soggetto idoneo ad essere attaccato con scarse probabilità di difesa valida” spiega Furlan “Un soggetto che ha una postura con spalle curva e atteggiamento dismesso attira l’attenzione dell’aggressore che vede in lui un debole da attaccare e sconfiggere facilmente. Così come il soggetto che appare distratto, svagato e non vigile su ciò che accade intorno è facile preda di uno scippatore o di un borseggiatore”   
“ Bisogna apparire vigili e pronti a reagire, avere una postura eretta e un atteggiamento non aggressivo  ma di chi  controlla la situazione.” continua Furlan ”Inoltre se qualcuno che ci insospettisce si dovesse avvicinare oltre la soglia di “allarme” occorre mettere le mani avanti in direzione del  suo viso  non con atteggiamento aggressivo ma discorsivo invogliando l’altro a fermarsi per ragionare. Qualora l’aggressore si avventasse contro la prima cosa da fare è colpire il viso all’altezza degli occhi e la gola con le dita dritte”. Il Wilding non è una strategia di attacco e difesa fisica come il Karate o altro ma è una preparazione psicologia preventiva che ha lo scopo di organizzare la nostra mente  col fine di poter affrontare in maniera positiva l’aggressione non solo fisica ma anche verbale. Pensiamo al bullismo tra i giovani, alla violenza psicologica verso i ragazzi più fragili o alle aggressioni nei confronti degli anziani. La postura, il linguaggio non verbale e l’atteggiamento mentale sono armi efficaci quanto un pugno ma spesso arginano sul nascere la violenza incontrollata e istintiva di un balordo.