Sempre più spesso i genitori devono confrontarsi con queste relativamente nuove “trasgressioni”, aiutiamoli a capirne il significato

04 Dicembre 2015

Esistono molte cose nella vita che catturano lo sguardo, ma solo poche catturano il tuo cuore: segui quelle. ”
[Winston Churchill]
“La nostra pelle come membrana limitante si costituisce nella relazione con l’altro. ”
(Pani, Carnevali, 2010)
Non si tratta più di un fenomeno che riguarda  solo poche fasce della popolazione.  
Dal giugno 2009 a oggi i tatuatori iscritti al registro di Unioncamere sono più che quadruplicati, da 257 a 1181.
Molti studi sulla corporeità evidenziano il ruolo di confine del corpo individuando l’apparire agli altri e a se stessi come luogo di relazione con la società ma anche di gestione dei conflitti interiori. Quindi l’apparire può essere strumento di omologazione, di comunicazione estetica, o espressione di un conflitto interno.
Carla Xodo, ordinaria di Pedagogia dell’università di Padova, ha citato una ricerca condotta tra 4.524 studenti delle scuole superiori venete: il 17% ha un piercing e il 6% un tatuaggio, dei rimanenti il 33% si è detto interessato al primo e il 44% al secondo. “è un fenomeno limitato - ha commentato - ma in continua espansione nella nostra cultura. Gli adolescenti mettono in crisi i genitori perché non li seguono più. Vogliono affermare una propria identità. In questa ricerca rientra anche il linguaggio del corpo, non si piacciono fisicamente per cui cercano di abbellirsi. è un segnale forte di autonomia che avviene trasgredendo”. I ragazzi e le ragazze sembrano oggi considerarli  una moda, alcuni usano questa definizione in senso denigratorio e svalutativo, altri intendono semplicemente riconoscere lo status del fenomeno: prima non ci si tatuava e non si infilavano piercing, ora invece lo fanno in molti e l’impressione è che questa tendenza si stia diffondendo a macchia d’olio nell’universo adolescenziale.
Gli adolescenti che hanno piercing e tatuaggi sono orgogliosi di averli, si sentono personalizzati, diversi, originali, impreziositi, eppure sono consapevoli di essersi inseriti in una “moda”: pensano però di averla domata, avendola fatta una cosa propria, intima.
Sorprendentemente alcune ricerche hanno dimostrato che queste due pratiche non vengono assolutamente elaborate culturalmente dal gruppo dei pari, che sembra rappresentare solo la platea, un vago referente delle manipolazioni, ma non svolge alcuna funzione decisionale.
Manipolare il proprio corpo non è una vicenda gruppale, è personalissima invece e meno se ne parla meglio è, poiché altrimenti si corre il rischio di interferire in processi decisionali che sono tutti interiori.
Il percorso che porta l’adolescente a farsi fare un piercing o un tatuaggio  è dunque spesso inteso come un viaggio verso la propria “interiorità”: entrambe le manipolazioni sembra possano essere vissute  come manovre orientate a recuperare indipendenza, autonomia e originalità rispetto al gruppo  inteso come soggetto che tende a omologare per creare appartenenza.
In un mondo in cui l’anonimato rischia di farci passare inosservati, di farci sentire insignificanti, attirare l’attenzione sul proprio corpo, su di sé, sui propri gusti e appartenenze, può essere un modo per dire ci sono anch’io, il che non toglie assolutamente il piacere estetico di adornarsi.
Se interrogati i giovani rispondono di aver scelto di farsi un tatuaggio o un piercing:
Per se stessi: la maggioranza degli adolescenti che hanno un piercing o un tatuaggio, e soprattutto le ragazze, sono concordi sul fatto che non si fanno per piacere di più agli altri, ma prima di tutto per se stessi, quindi, qualcosa di personale e privato: “... non più capi firmati dalla testa ai piedi, ma tatuaggi e piercing, anche segreti, che parlano a te stesso...non si fanno per piacere di più agli altri ma per se stessi prima di tutto”, oppure:  “A me piace averli per me, mi sento a posto avendoli, ho un tatuaggio dietro al collo che non si nota ma mi piace l’idea di averlo, ho pensato molto prima di farlo... poi rispetto al piercing mi piacerebbe farne uno sulla lingua perché mi piace molto l’idea che non si veda...sono tutte cose personali”. La maggior parte dei  ragazzi\e  appare decisa  nell’affermare la propria  convinzione che piercing e tatuaggio rispondano prima di tutto ad una scelta personale: “È una cosa che si fa per sé, io l’ho fatto in un punto in cui gli altri non lo vedono quasi mai, io invece lo vedo quando voglio, l’ho fatto per me, per il mio corpo, non so come spiegarlo, l’ho fatto io... se ti piace lo fai ma non se piace ad un altro”.
Nella scelta di farsi un tatuaggio o un piercing sembra inoltre essere presente  il bisogno di ricercare una propria autonoma verità, differenziandosi e opponendosi in particolare rispetto alla generazione precedente: “Nella loro generazione c’erano i capelli lunghi, i pantaloni a zampa d’elefante... che adesso non ci sono più. Però adesso si vedono piercing e tatuaggi che sono  una moda,”. Una moda che  si sta evolvendo in questi anni : “Come a loro piacevano magari i capelli lunghi e i genitori  dicevano di no, così adesso noi vogliamo i tatuaggi e i piercing e i genitori dicono di no. È sempre un susseguirsi di cose...”.
Altri ragazzi sembrano farne invece una questione unicamente estetica: “Sono cose che si fanno per apparire”, quindi acquisiscono il loro senso nel momento della vita in cui si ha maggiormente bisogno di attirare l’attenzione, di non passare inosservati: “... non ti vai a fare un piercing a 70 anni…” dicono, e : “... sì, insomma, è un tentativo di ornare, abbellire, valorizzare il corpo”. L’intento di abbellirsi presuppone però anche quello di richiamare l’attenzione di qualcuno e di mettersi in relazione con gli altri: “...lo faccio anche per farmi vedere e capire: rappresenta la mia personalità perché io sono come sono, non ho bisogno di conferme in un tatuaggio, però magari per gli altri può essere un indice... per comunicare qualcosa...” In questa funzione di “comunicatori sociali” immediati e non verbali, piercing e tatuaggi possono essere utilizzati in due direzioni: per sancire l’appartenenza, per sentirsi simili, complici, oppure per differenziarsi, alla ricerca di una propria originalità. In un determinato gruppo ad esempio tutti possono avere  il piercing o il tatuaggio che devono essere uguali mentre ci possono anche essere compagnie in cui ciascuno ha quello che vuole, utilizzato per differenziarsi .
E i genitori?
I genitori non dovrebbero dimenticare che i  figli cercano dunque nei tatuaggi e nei piercing una loro identità. L’appartenenza al gruppo e l’identificazione con i coetanei è caratteristica comune agli adolescenti e può essere manifestata in modi e con simboli diversi: l’abbigliamento, la musica, un taglio di capelli trasgressivo, il trucco, i tatuaggi e i piercing.  Gli adolescenti cercano di crearsi una propria identità, individualità o indipendenza, allontanandosi dal controllo e dall’appoggio dei genitori. Insomma, sono segni di distinzione  che affascinano gli adolescenti e proibirli in modo autoritario è controproducente.
Quindi, che fare?
Meglio permettere ai figli tatuaggi e piercing
oppure ignorarli?
Fondamentale, in ogni caso,  che i genitori cerchino di  individuare la vera natura della richiesta  per capire come affrontare la questione, chiedendosi innanzitutto se vi sia, a monte, un importante  problema di “accettazione”
Perchè  allora potrebbe essere necessario lavorare più approfonditamente su questo aspetto, magari con l’aiuto di uno specialista in età evolutiva,  spiegando al figlio che un tatuaggio non lo aiuterà a volersi più bene o ad accettarsi di più dal momento che l’accettazione di ciò che siamo parte dall’interno di noi stessi.  Quando invece è possibile ritenere che questa richiesta non nasconda un disagio vero e proprio, ma consegua unicamente all’esigenza di aderire ad una moda momentanea è comunque importante  discuterne  insieme assumendo  un atteggiamento positivo che miri a cercare un compromesso.
Informiamo i figli, in modo preciso, sui rischi per la salute che tatuaggi e piercing possono comportare:se proprio li vogliono fare, è necessario che si rivolgano a  un tatuatore autorizzato.
Il Consiglio Superiore di Sanità ha stabilito precise misure per ridurre la diffusione delle malattie che possono essere trasmesse o provocate da tatuaggi e dal piercing.
I genitori devono pretendere che i figli che chiedono tatuaggi o piercing, se proprio li desiderano fortemente, si rivolgano solo a professionisti autorizzati.  Occorre che i figli abbiano quindi la consapevolezza dei rischi cui vanno incontro con i tatuaggi e i piercing e delle misure necessarie a ridurli o eliminarli. I tatuaggi sono per sempre, anche quando non li vuoi più: un altro aspetto, spesso ignorato dai figli e su cui è importante farli riflettere, è che i tatuaggi con il nome o il disegno che vogliono in quel momento della loro vita, per quanto piccoli, dureranno per sempre.  Cancellare dalla pelle i tatuaggi con il nome di un amore finito o di un simbolo che ha stancato non è semplice.  L’unico modo per togliere i tatuaggi è il laser; il numero di sedute dipende dalla grandezza del disegno e dal numero di iniezioni intradermiche che sono state necessarie per rendere il tatuaggio permanente e l’intervento non esclude che restino cicatrici. Anche con i piercing non va tutto liscio: la pelle intorno al foro tende infatti a diventare più dura. In alcune parti del corpo (in particolare naso e bocca) questo fatto può comportare nel tempo  un fastidio costante.
Il linguaggio del corpo sostituisce dunque quello dell’abito: non più capi firmati dalla testa ai piedi per proclamare un’ identità, ma tatuaggi e piercing, anche segreti, che parlano a loro stessi e ai loro pari, in privato.  
Se dunque inizialmente gli adolescenti sono spinti da esigenze narcisistiche a farsi tatuare o ad ornare il loro corpo con orecchini o chiodini, successivamente tali segni diventano un mezzo di comunicazione: comunicano appartenenza , esprimono trasgressione e originalità, segnano una tappa della vita, rappresentano un punto fermo rispetto al trascorrere del tempo. Ma soprattutto comunicano degli stati emotivi interni come il disagio, la sofferenza, problemi familiari, problemi conflittuali e dei bisogni come lo svago, la ribellione, la libertà.
Il senso di questo messaggio rischia tuttavia di rimanere oscuro agli adulti, che potranno acquisire strumenti per decodificarlo  unicamente se saranno capaci di osservare senza giudicare:  solo così sarà possibile  comprendere il complesso mondo dell’adolescente e divenire “strumento “ utile alla crescita .s



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