10 Febbraio 2017

“Più che lontani e scorbutici parenti, come potrebbe sembrare a prima vista, matematica e letteratura sono fratello e sorella, ovviamente gelosi ognuno del proprio statuto, ma sempre disposti a confrontarsi e a ‘giocare’ insieme.”. (Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi)
Bruno Arpaia, giornalista e scrittore, è stato invitato all’ I.I.S. “Machiavelli” di Pioltello per confrontarsi con gli studenti sul rapporto tra discipline umanistiche e scientifiche.
Venerdì 3 febbraio, ore 9,15, gli studenti delle classi 3APC, 3A, 3E, 4A, 4C, 4E, 5A e 5B, accompagnati dai rispettivi professori Iaccarino, Morello, Ravanelli, Zipoli, Mauretti, Cabrini, Guidotti e Risina, hanno avuto la possibilità di incontrare Bruno Arpaia, autore del romanzo “Qualcosa là fuori”.
Lo scrittore ha deciso di aprire l’incontro con la celebre frase di Primo Levi: «La distinzione tra arte, filosofia, scienza non la conoscevano Empedocle, Dante, Leonardo, Galileo, Cartesio, Goethe, Einstein, né gli anonimi costruttori delle cattedrali gotiche, né Michelangelo, né la conoscono i buoni artigiani di oggi, né i fisici esitanti sull’orlo del conoscibile». Troppo spesso, infatti, si tende a considerare separatamente il mondo umanistico e il mondo scientifico, come se fossero due “chiavi di lettura” diverse della realtà, senza accorgersi però di quanto essi siano effettivamente complementari e strettamente connessi.
«Non è vero che la scienza segue la verità e l’arte la bellezza, così come non è vero che la prima richiede metodo e rigore mentre la seconda ispirazione e fantasia» e, aggiunge Bruno Arpaia, «scienza e arte sono legate attraverso le percezioni, e funzionano allo stesso modo nei processi creativi». Un esempio significativo è il bosone di Higgs (nella foto): a un primo impatto può sembrare un quadro contemporaneo e non il risultato di un esperimento scientifico.
I criteri di lavoro dello scienziato sono molto più simili a quelli del letterato di quanto si pensi. Per entrambi sono necessari gli stessi “ingredienti”: la disciplina, che consiste nell’attenta osservazione della realtà e nella capacità di porsi dei vincoli, e l’immaginazione, che è alimentata dal rigore stesso.
Per Arpaia perciò scienza e letteratura non sono in contrapposizione, ma fanno parte di un’unica cultura, quella della storia della civilizzazione dell’uomo. Egli è consapevole che la società sta attualmente subendo un processo di “deculturizzazione”. Un mondo complesso necessita di persone in grado di cogliere aspetti altrettanto complessi, ma, come evidenziano recenti indagini, una buona percentuale di italiani, per esempio, non riesce nemmeno a comprendere il significato di un testo di circa 20 righe.
Nella seconda parte dell’incontro lo scrittore ha presentato agli studenti alcune delle tematiche principali dei suoi libri: il cambiamento e le migrazioni climatiche, la neuroscienza e la paleontologia.
Negli ultimi 150 anni le condizioni meteorologiche del nostro pianeta si sono dimostrate irregolari: un pericolo incombente secondo Arpaia, che ha scelto di narrare la storia in modo tale che il lettore viva i problemi raccontati in prima persona e ne prenda coscienza, come se fosse un personaggio della trama.
I racconti, infatti, sono una forma arcaica di realtà virtuale: i neuroni “specchio”, presenti nel sistema motorio umano, riproducono nella mente i gesti osservati. In questo modo il cervello è in grado di interpretarli, di ricordarli e di sviluppare, sulla base di questi, una storia da condividere. Questa abilità deriva in gran parte dal fatto che l’uomo, fin dai tempi più antichi, è stato costretto più volte a migrare per motivi climatici, economici o politici. Nell’affrontare situazioni, il cervello sviluppa le facoltà intellettive e porta a un arricchimento del nostro DNA.
Questo “viaggio” tra le tematiche di attualità in cui lo scrittore ha condotto il pubblico è un invito ad azionare e a utilizzare l’organo forse più prezioso che possediamo: il cervello. C’era la possibilità che un incontro di questo genere potesse risultare pesante, trattando argomenti di cui si sente parlare quotidianamente; invece, non è stato il caso della conferenza del 3 febbraio. Bruno Arpaia inoltre è stato molto disponibile nel rispondere alle domande degli alunni al termine dell’intervento e con il suo carisma ha lasciato curiosi spunti di riflessione e nuove aperture culturali.

 

Stefania Marziali, Giovanni Mistretta, Marco Panzeri, Irene Sironi, classe 4°A, I.I.S. “Machiavelli”
 



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