13 Maggio 2016

Nel brusio di una Milano pronta alla disfida elettorale, nel vento e nel sole di una primavera indecisa, dal 3 all’8 maggio alla Triennale si è tenuta la prima edizione del Festival dei Diritti Umani, fortemente voluta da alcune personalità molto attive sul fronte della difesa dei diritti, che a tal scopo hanno fondato l’associazione no profit Reset – Diritti Umani. La kermesse è stata articolata in diversi segmenti: EDUCATION: programmazione dedicata agli studenti delle scuole superiori, protagonisti attivi del festival; DOCUMENTARI: proiezioni di documentari, a cura dell’ associazione Sole luna – Un ponte tra le culture; TALK: dibattiti, lectio magistralis e racconti in prima persona; FILM: il cinema sui grandi temi, dalle rassegne internazionali; MOSTRA: prima esposizione del progetto Sheroes di Amnesty International: foto di Leila Alaoui, Sophie Garcia, e Nick Loomis; TEATRO AGORÀ: cortometraggi, spot e trailer di associazioni, fondazioni e Ong; FOYER ONG: spazio permanente, interventi, laboratori con alcune delle maggiori Organizzazioni non governative.
In un tempo in cui si rischia l’assuefazione alla negazione dei diritti fondamentali, per indifferenza, paura, egoismo, distanza, l’associazione ha diffuso un ineludibile imperativo: “alzare lo sguardo” sulle realtà nelle quali i diritti delle persone sono minacciati, dimenticati, violati.
Gli organizzatori hanno proposto al pubblico, in particolare a un parterre di 1500 studenti, 22 documentari, 5 film in anteprima e un serrato confronto con ospiti d’eccezione, protagonisti o testimoni di esperienze difficili da collocare nel nostro tempo e in uno spazio non sideralmente lontano da noi.
Nella complicata narrazione dei diritti negati, il filo conduttore è stato quello dei diritti delle donne per le quali la negazione della libertà, dell’istruzione, dell’espressione, dell’incolumità fisica e morale suona non solo  come una condanna, ma come un destino. Non è un caso che il titolo dell’edizione 2016 del Festival sia “Diritti sulla terra per l’altra metà del cielo”.
Gli studenti liceali dell’IIS Niccolò Machiavelli di Pioltello, presenti al Festival il 4 maggio, hanno partecipato a una mattinata dedicata al tema Schiave di guerra, dall’ISIS a Boko Haram e assistito alla proiezione di I was worth 50 sheeps di Nina Sarvestani e di Surrounded by ISIS di Xavier Muntz.
Il dibattito è stato animato dai giornalisti Viviana Mazza del Corriere della Sera e Raffaele Masto di Radio Popolare.
Il momento più toccante è stato quello dell’incontro con Nadia Murad, una giovane yazida sfuggita alla schiavitù dell’ISIS.
Gli studenti hanno davvero compreso che l’acronimo ISIS o Daesh, come ha pronunciato in arabo Nadia Murad, non sono vani suoni da notiziario dell’ora di cena, ma terribili realtà con le quali la contemporaneità è chiamata a misurarsi.
Raffaele Masto, di Radio Popolare, si è rivolto agli studenti chiedendo loro se conoscessero il significato del nome Boko Haram, poi ha dato una risposta, “Boko Haram significa l’educazione occidentale è peccato”. Di colpo gli studenti hanno capito perché questo gruppo terroristico abbia nel suo mirino l’istruzione, le scuole, gli studenti, le studentesse in particolare; hanno capito, al di là dell’urgenza e della contingenza, l’importanza del grido, finora inascoltato, “Bring back our girls”.
Gli studenti delle venti scuole di Milano e hinterland che hanno partecipato, non sono stati soltanto degli spettatori, ma hanno anche dato il loro contributo. Infatti, supportati e coordinati dal CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Milano, hanno realizzato prodotti didattici multimediali che sono stati proiettati in uno spazio dedicato.
Gli studenti delle classi 5A, 5E, 1D e 2C del Liceo Scientifico Niccolò Machiavelli, accompagnati dai docenti Laura Ciaramella, Rossana Minervini, Franca Morello e Daniela Risina, hanno presentato due video intitolati “Il diritto di abitare il mondo” e “Il diritto all’integrazione”.



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