29 Aprile 2016

Cari amici,
eccoci al secondo appuntamento di questa rubrica che ci permette di tenervi aggiornati sulle nostre attività e su quanto accade nella sfortunata Etiopia..
Ci stiamo avvicinando al nostro viaggio che inizierà il 20 Giugno e ci porterà in Tigray, a soli 37 chilometri dal confine eritreo.
Purtroppo ci giungono notizie allarmanti da quella zona e i volontari italiani presenti in loco, insieme alla sede VIS,  hanno diramato proprio in Aprile un appello mondiale per rispondere a un’emergenza gravissima  che ha colpito quella parte del paese.
Si tratta della più grave siccità degli ultimi 60 anni, causata dal fenomeno di “El Niño” e dal conseguente cambiamento climatico in atto.
Con la produzione agricola crollata del 90% si calcolano 10 milioni di persone a rischio fame e quasi 500.000 bambini a rischio malnutrizione acuta.
Il Governo centrale di Addis Abeba ha dichiarato lo stato di emergenza e ci segnalano il fenomeno di quelli che sono denominati  “migranti climatici”, persone costrette a lasciare le proprie terre a causa dei disastri ambientali.
Noi di “un Pozzo per Andrea”, ci siamo dunque concentrati proprio su quella zona a Nord  dell’Etiopia per aiutare tempestivamente le popolazioni in difficoltà estrema.
 Mai come ora siamo desiderosi di andare avanti in questo impegno che è diventato anche una ragione di Vita; quella vita sottratta troppo presto ad Andrea .
Ci siamo dunque attivati incrementando in maniera esponenziale le nostre attività e raggiungendo un risultato straordinario in pochissimi mesi.
Il nostro imminente viaggio avrà infatti lo scopo di inaugurare  tre pozzi in Tigray, già totalmente finanziati, che sono attualmente in fase di realizzazione, e sono state  poste solide basi alla raccolta fondi per il 14° pozzo che speriamo di concludere nel più breve tempo possibile.
Definirei il nostro entusiasmo direttamente proporzionale alle richieste di aiuto che ci pervengono e sperimentiamo quotidianamente il coinvolgimento di persone desiderose di aiutarci.
Ecco che, miracolosamente, si aprono nuovi spiragli e nuove possibilità per finanziare progetti nell’ambito dell’emergenza idrica.
Ultimo esempio, ma non meno importante di altri, è stata l’accoglienza che l’Atletica Meneghina, l’Atletica Ambrosiana e il Club del Miglio (www.clubdelmglio.it), ci hanno riservato sabato 16 aprile all’Arena di Milano dove, in occasione della  manifestazione  “Il miglio ambrosiano”, abbiamo potuto seminare nello sport quel seme che siamo sicuri frutterà a medio e lungo termine.
Proprio qualche giorno fa, inoltre, sono stata invitata alla  39° Convocazione di Rinnovamento dello Spirito Santo a Rimini. In questa occasione ho parlato della mia esperienza nell’ambito del progetto Sicomoro al Carcere di Opera e del libro che ne è scaturito e che , proprio in quell’occasione, è stato presentato per la prima volta.
Di fronte a una platea di quasi 13000 persone ho avuto così modo di parlare di Etiopia e di pozzi e ciò ha scatenato un interesse senza precedenti visto il fiume di persone presenti all’evento.   
Ogni occasione è buona per parlare di povertà e di disagio estremo e credo fermamente che  i media, i quali poco dicono di ciò che sta succedendo in quel lontano paese del Corno d’Africa, abbiano delle responsabilità nella mancata sensibilizzazione su questo tema.
È inaccettabile e insopportabile che ci siano 10 milioni di persone a rischio fame e poco o nulla trapeli dai mezzi di comunicazione occidentali.
Vorrei fare un’ultima considerazione sul successo evidente dei nostri progetti.
Sono convinta  che la nostra carta vincente sia stata, sin dall’inizio, la totale trasparenza di quanto facciamo, i nostri viaggi faticosi e a volte rischiosi nei siti d’intervento che, rigorosamente , ci autofinanziamo, senza nulla attingere dai contributi dei nostri sostenitori, e che  ci permettono di documentare quanto è stato possibile realizzare.
 Il fatto poi di appoggiarci a una O.n.g. prestigiosa come il VIS  (www.volint.it) che opera da 30 anni in collaborazione con i Salesiani Don Bosco, è una garanzia per tutti coloro che ci  sostengono.
Non a caso infatti (e sorrido pensandoci), siamo ormai piuttosto conosciuti  in Etiopia e spesso veniamo accolti con una frase che, come mamma,  non mi stancherò mai di sentirmi ripetere e che più o meno recita cosi :     
“Andrea sta facendo grandi cose qui nella nostra terra e noi lo amiamo quasi come lo avessimo conosciuto realmente”
Ecco, questa prematura morte e questo indicibile dolore trovano un senso in tutto ciò.
È la vita che germoglia, quel dono meraviglioso che continua attraverso il sorriso di chi può, anzi, permettetemi di dire, deve, avere diritto a condizioni di esistenza meno disagiate.
Perché, se c’è un luogo dove ritrovo Andrea, senza quasi sentirne la scarnificante assenza, quel luogo è li, in quella terra e fra quella gente martoriata da siccità e carestia.
Grazie ai miei compagni di viaggio che si apprestano dunque a partire con me a breve, Antonella, Fabio, Dario, Giovanna ed ora anche un amico sacerdote che si unirà al nostro gruppo.
Andiamo avanti e sosteniamo i nostri progetti con sempre rinnovato entusiasmo e profonda passione che sono il carburante necessario affinché tutti i sogni si trasformino in realtà.
Un caro abbraccio a tutti.

Un pozzo
per Andrea
A cura
di Elisabetta
De Nando



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