08 Novembre 2019

Proseguono serrate e nel riserbo più totale le indagini sull’omicidio di Donato Carbone, il 63enne imprenditore giustiziato la sera di mercoledì 16 ottobre, nel corsello del suo garage, con undici colpi di pistola. Tra le piste che gli inquirenti stanno seguendo ora si apre anche quella del ritrovamento di due pistole a Vimodrone, nelle acque del naviglio, a pochi chilometri dal luogo del delitto e sulla probabile strada che l’assassino ha compiuto in auto, prima di abbandonarla a Cologno Monzese. Le armi furono ritrovate il giorno successivo, su segnalazione di un cittadino che le aveva notate affiorare a pelo d’acqua. Si dovrà stabilire (o forse  si sa già, ma si preferisce non comunicarlo) se una delle due pistole è quella che ha sparato e ucciso Carbone. Per il resto è ancora tutto avvolto da una fitta nube di mistero. Esiste una persona che ha visto il killer, ma a quanto pare non è sufficiente per dargli un volto, così come non porta da nessuna parte l’analisi dell’auto, un’Opel Corsa rubata a Brescia, usata dall’assassino per la fuga. Ma soprattutto, quello che pare mancare completamente è il movente dell’omicidio. La pista dei soldi, al momento, pare la più accreditata, anche se non supportata da prove concrete.



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