06 Settembre 2019

È stato sicuramente il caso dell’estate peschierese. La vicenda è stranota: una cittadina contattata dal comandante della polizia locale per un suo commento social a fine giugno,considerato lesivo della reputazione del sindaco Caterina Molinari e della sua amministrazione (definita “ridicola”). La storia è venuta fuori un mese dopo, scatenando un putiferio. A finire nel mirino, in particolare, è stato il primo cittadino. E proprio Molinari, a bocce ferme, ne parla in maniera esauriente, per la prima volta.
Che estate ha passato, sindaco?
«Inevitabilmente condizionata dagli eventi. Da un lato ho dovuto gestire questa vicenda, dall’altro non potevo trascurare le altre attività amministrative. E non è stato per nulla facile».
Partiamo dall’inizio: esattamente quando è venuta a conoscenza di quanto era accaduto?
«A fine giugno ho ricevuto una mail di una cittadina, che si scusava per una frase infelice, scritta su Facebook. Al momento non ho dato molto credito, ricevo centinaia di mail al giorno. Ho solo chiesto al comandante della polizia locale, Claudio Grossi, lumi in proposito, e lui mi ha spiegato di aver avuto un colloquio sereno e pacifico con questa signora. Il comandante non aveva percepito assolutamente le difficoltà della donna e il suo sentirsi sotto pressione. Tutto questo è emerso solo un mese dopo, sui media».
Quando la vicenda è diventata pubblica, invece, cosa ha pensato?
«Conosco molto bene il comandante, è persona pacata e non lo vedo proprio ad avere un atteggiamento prevaricante e autoritario nei confronti di un cittadino e mi ha fatto male vedere che stava passando un messaggio sbagliato, quello di un vademecum dell’amministrazione sull’uso corretto, o meno, dei social, da parte dei peschieresi. Ho sempre basato il rapporto con i miei concittadini sul dialogo e, invece, è emerso l’opposto».
Perché non ha contattato immediatamente la signora per fare chiarezza?
«Perché credo che queste situazioni vadano affrontate nelle sedi opportune, cioè il consiglio comunale. È lì che ho risposto del comportamento tenuto dal comandante e dalla mia amministrazione. E in aula ho spiegato chiaramente come sono andati i fatti, nonché la buonafede di Grossi.Ho comunque aggiunto che non è accettabile che un qualsiasi cittadino si possa sentire intimidito da noi e se la signora ha vissuto in questo modo la vicenda, le dovevamo delle scuse sincere».
Scuse che qualcuno ha considerato tardive...
«Mi creda, è successo tutto così rapidamente. Ogni ora ci pioveva addosso un’accusa. Era impossibile stare dietro al putiferio che si era scatenato. A quel punto abbiamo deciso di fare chiarezza in consiglio, che era già convocato per la settimana successiva. Il problema è che nell’era dei social, sette giorni sono sembrati un’infinità».
Le due liste civiche che supportano la sua amministrazione avrebbero, però, potuto muoversi un po’ più rapidamente, non crede?
«Io non ho mai sentito la mancanza di supporto e solidarietà della mia maggioranza. Anche loro hanno ritenuto ragionevole attendere la sede istituzionale. Nel frattempo hanno emesso un comunicato».
Un pizzico tardivo, quattro giorni dopo...
«Mi ripeto, è stato tutto così rapido che è stato difficile anche decidere come muoversi».
Immagino che in attesa del consiglio lei abbia parlato con il suo comandante. Cosa le ha detto?
«Premesso che siamo davanti a una persona che non agisce per protagonismo, non ostenta potere e non è per nulla boriosa, si è comportata come pensava fosse meglio, in assoluta libertà. E gli ho consigliato, in futuro, di agire in maniera più diretta, in modo da non essere frainteso. Voleva essere conciliativo e, per paradosso, ha ottenuto l’effetto opposto. Per lui e per i suoi agenti sono state un paio di settimane particolarmente difficili».
Lei non ha mai pensato di dare le dimissioni?  
«Tutti nella vita abbiamo momenti di debolezza, ma io non posso dimenticare il ruolo che ricopro. Ho un compito preciso che devo portare avanti per 5 anni e non posso tirarmi indietro. Ci sono cose troppo importanti che la città si aspetta da me e dalla mia amministrazione».
Sui social si sono registrati una serie di commenti molto più pesanti di quell’aggettivo “ridicolo”, che sono sfociati anche in assurdi insulti che hanno coinvolto anche la sua famiglia. Come intende affrontarli?
«C’è un avvocato che sta analizzando tutti i commenti riportati successivamente, per tutelare la mia persona e l’immagine dell’amministrazione. E  sono quasi tutti di gente che non risiede a Peschiera, che non sa nulla della nostra comunità».
Come giudica l’atteggiamento tenuto dall’opposizione?
«Non credo che abbia esagerato nel suo operato. Ha chiesto ai consiglieri di maggioranza di votare una mozione di sfiducia nei miei confronti, consapevole che non esistevano i tempi tecnici. È stata una mossa per capire se c’era qualche spaccatura al nostro interno e nulla più. La minoranza ha fatto il suo lavoro e nessuno è trasceso nei comportamenti».
Cosa le resta di questa vicenda?
«È emerso di chi mi posso fidare, chi ha a cuore la nostra città e chi, invece, ha altre ambizioni. Il gruppo che guido è forte, coeso e ha valori importanti. Questa vicenda, inoltre, mi ha insegnato che anche la minima azione deve essere ponderata attentamente, perché ho la consapevolezza che nei prossimi due anni ogni pretesto sarà buono per attaccarci e limitarci».
Adesso da dove riparte?
«Non mi sono mai fermata. La cosa più difficile è stata continuare a portare avanti i nostri obiettivi. Ci attende un grosso impegno, in particolare nel campo dei Lavori Pubblici».
 



Scarica il PDF dell'edizione 27-2019 (4.3 MB)