10 Novembre 2017

A mezzanotte scadeva l’ultimatum. Un’ora e venti minuti dopo un ordigno esplodeva davanti alla porta di casa di un ecuadoriano 46enne, in via Dante 9, causando gravi danni alla palazzina e costringendo 12 famiglie, per un totale di 27 persone, ad evacuare dai loro appartamenti, su ordinanza di sgombero del sindaco. Era la notte del 10 ottobre. Da allora i carabinieri del nucleo investigativo di Monza e della compagnia di Cassano D’Adda, coordinati da Ilda Boccassini e Paolo Storari della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, hanno lavorato nel riserbo più assoluto. E lunedì mattina sono scattate le manette per Roberto Manno, 25enne melzese residente a Pioltello, con l’accusa di detenzione di materiale esplodente, estorsione e usura, aggravati perché commessi con modalità mafiose.
Secondo gli inquirenti è stato lui l’autore del folle gesto che solo per mera casualità non ha provocato vittime nello stabile. I carabinieri sono riusciti a ricostruire l’intera vicenda, partendo dalle testimonianze dell’ecuadoriano finito nel mirino dell’attentato.  Ed è emerso che l’atto intimidatorio è stato commesso con finalità estorsiva: la vittima, infatti, doveva pagare a Manno una somma usuraria di 32mila euro,  a fronte  di un prestito di 20mila euro ricevuto dal figlio nel marzo del 2017. L’inaudita ferocia dello strozzino era stata annunciata qualche giorno prima: «Se non paga il figlio, paga il genitore; vedrai quello che ti succederà lunedì» (giorno in cui scadeva il tempo a disposizione per saldare il debito). Ed è stato di parola.
Ogni circostanza riferita dal sudamericano, dal figlio e da altre persone a conoscenza della vicenda è stata verificata con cura dagli uomini dell’Arma, che hanno riscontrato anche le gravi condizioni di assoggettamento psicologico in cui padre e figlio vivevano. Il tutto accentuato dalla consapevolezza che il loro aguzzino apparteneva a una famiglia già nota in città. Il padre e lo zio attualmente si trovano, infatti, in carcere, a seguito dell’inchiesta denominata “Infinito”, con l’accusa di associazione mafiosa, quali esponenti della ‘ndrangheta di Pioltello.
I carabinieri inoltre hanno anche appurato che Roberto Manna recentemente si era reso già autore di un atto intimidatorio particolarmente efferato, consumato in pieno giorno in un parco di Seggiano, davanti ad alcuni bambini letteralmente terrorizzati da quello a cui avevano assistito. L’uomo, infatti, aveva aggredito un giovane pioltellese a schiaffi, calci e pugni alla testa, ed anche con un grosso tubo di ferro. Dopodiché si era impossessato della sua autovettura, considerato il giusto corrispettivo per un debito di droga che il ragazzo aveva contratto con lui. Non pago, si era vantato del suo gesto con un amico, raccontandogli al telefono quanto aveva fatto, ignaro che il suo cellulare fosse tenuto sotto controllo dagli inquirenti. Il responsabile dell’attentato è stato tradotto al carcere di Opera, a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa di essere sentito.



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