09 Febbraio 2018

A due settimane dall’accaduto non si spegne l’eco della tragedia del convoglio dei pendolari deragliato che ha causato la morte di tre donne e una sessantina di feriti. I disagi per chi è solito spostarsi utilizzando il treno sono notevoli. I ritardi sono all’ordine del giorno, per non dire delle corse addirittura cancellate. Lunedì sono iniziate le delicate e complicate operazioni per liberare i binari dalle carrozze rimaste coinvolte nel deragliamento, ma le cose non sono migliorate di molto. Nel frattempo proseguono le indagini per fare chiarezza sull’incidente e iniziano i primi tentativi di evitare eventuali responsabilità. Da una parte troviamo chi è preposto a scoprire i reali motivi che hanno causato il disastro, supportandoli con delle prove, dall’altra i legali delle parti nell’occhio del ciclone, Trenord e Rete ferroviaria italiana, che tentano di difendere in tutti i modi i loro clienti. Sono già quattro le osservazioni effettuate che mirano a considerare nulle le prove. La principale, avanzata prima della rimozione del binario incriminato, riguarda il metodo. Secondo gli avvocati difensori “L’accertamento da compiere in questa sede non potrebbe consentire alla difesa e ai consulenti tecnici di prendere conoscenza dello stato di alcune parti dell’area sequestrata in quanto preventivamente coperte da strutture isolanti che non potrebbero essere rimosse nel corso delle indagini tecniche”. E quindi “limita l’esercizio del contraddittorio con conseguente nullità dell’atto”. E anche le altre tre osservazioni sono sulla falsariga della prima, tutte basate sul metodo di lavoro degli inquirenti, prima che iniziasse la rimozione del binario. Siamo solo all’inizio e già si evidenziano nervi tesi. Senza scordare che gli avvocati di Rfi hanno chiesto una precisa attenzione non solo sui binari (di cui è responsabile), ma anche su ruote e sistema frenante del treno, di responsabilità Trenord. Insomma, la sensazione è che le due parti sotto accusa non avranno sempre la stessa linea difensiva.



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