30 Novembre 2018

Da San Felice al parlamento europeo di Bruxelles, il percorso di Stefano Matonte, capo ufficio per un europarlamentare, è un perfetto esempio di coraggio e dedizione che può servire a molti giovani. Classe 1990, Matonte si è sempre interessato di geopolitica e politica internazionale, ma è stato dopo una fuga dall’Italia, dove non era riuscito a dar sfogo ai suoi interessi, che ha iniziato a inseguire il suo sogno. «Dopo l’università sono scappato a Perth, in Australia, dove ho imparato a conoscermi veramente», racconta il giovane. «Ho capito che dovevo fare di tutto per inseguire i miei interessi e le mie passioni e, una volta presa coscienza, ho deciso di tornare in Europa, direzione Bruxelles. Rifiutato a uno stage alla Nato, con la mia ragazza abbiamo pensato che valeva tentare il tutto e per tutto nella città che rappresenta la capitale politica del vecchio continente. Così mi sono ritrovato in una città straniera, senza conoscere nessuno e con poche prospettive». Senza darsi per vinto, Matonte è riuscito a ottenere uno stage alla Egmont, think tank legata al ministero degli esteri belga. «Così ho cominciato a toccare con mano l’ambiente in cui desideravo entrare con tutte le mie forze», spiega l'analista. «Ho iniziato intervistando ambasciatori ed esperti Nato, facendomi così conoscere. Terminato il contratto sono stato ingaggiato da diversi europarlamentari e sono definitivamente entrato nel mondo delle relazioni internazionali. Nel settembre 2015 mi occupavo quasi solo di esteri e, per interesse del mio superiore, ho stretto interessanti contatti con le istituzioni russe. È stato un lavoro molto soddisfacente in cui sono riuscito a dare il meglio, anche per via del blocco delle attività della delegazioni per la cooperazione parlamentare UE-Russia predisposto dall’allora presidente del parlamento Martin Schultz. Sono così riuscito a costruirmi da solo dei rapporti che mi sono stati molto utili e che mi hanno permesso di muovere dei passi avanti fondamentali. Sono andato spesso a Mosca e a San Pietroburgo, ho incontrato membri della Duma e del senato russo, e ho fatto anche l’osservatore elettorale durante le ultime elezioni presidenziali». Ma non è tutto. Matonte, infatti, si è occupato tanto anche di medio oriente, visitando più volte il Libano e la Siria anche durante la feroce guerra civile che tutt’ora affligge questa regione. «Sono rimasto impressionato dalle influenze di paesi terzi nella crisi di quell’area», dichiara Matonte. «Ho imparato che esistono interessi che vanno ben oltre quello che le persone leggono sui giornali, e ho sperimentato l’importanza di stringere rapporti con associazioni come la Croce Rossa, con autorità religiose e vertici governativi e di opposizione. Poi, nel 2017, c’è stata la svolta e un’importante trasformazione professionale. Mi sono occupato di organizzare conferenze e missioni, tra Belgio e Italia, con lo scopo di trovare interlocutori per confronti politici e sulle imprese italiane. Al momento mi occupo di analizzare ed emendare le proposte della commissione europea, seguo le votazioni sia in commissione che in plenaria, e tengo le relazioni con i lobbisti e le associazioni di categoria. Insomma, svolgo quello che sognavo di fare». Una carriera appena iniziata, ma che sta già dando i suoi frutti, un percorso che permette di relazionarsi con realtà e culture diverse. «All’inizio ho avuto paura di non farcela e momenti di sconforto, è vero, ma ne è valsa la pena», conclude Matonte. «Per me stare all’estero, e in una città come Bruxelles, è uno stimolo continuo che in Italia non riuscivo a trovare. Bisogna rischiare e buttarsi perché fuori dal nostro Paese ci sono tantissime possibilità per noi giovani. Inoltre bisogna fare sacrifici e contare sulle proprie forze senza badare alla preparazione dei competitors. Ma una cosa devo ammetterla: seppure io non sia un nostalgico, sotto sotto sarò sempre legato al mio vecchio quartiere».
Mattia Rigodanza



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